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IL NUOVO STADIO
1. PREMESSA
L’individuazione di un’area esterna all’ambito urbano della città, idonea a contenere l’insediamento del nuovo stadio del Brescia Calcio, con attrezzature e servizi complementari è il risultato di una maturazione collettiva avvenuta nell’ultimo decennio sulle tematiche della mobilità e sull’emergenza traffico oltre che sull’evoluzione tipologica e funzionale che le strutture degli stadi vanno assumendo in tutta Europa, per le mutate esigenze delle società calcistiche.
La prima questione relativa al traffico veicolare e conseguente inquinamento, è diventata ormai un problema dirimente nella definizione dei Piani Regolatori comunali e dei Piani Territoriali di Coordinamento provinciale. La congestione della città è il frutto di un processo secolare di espansione del suo insediamento originario e, soprattutto, della concentrazione di “attrezzature e di servizi superiori” che richiamano un’enorme numero di utenti esterni, provenienti da tutta la Provincia ed anche dalle Province confinanti. Questi flussi di traffico vengono incanalati dalle strade radiali storiche che, nonostante gli adattamenti, convergono alle porte dell’antica cinta muraria, secondo uno schema radiocentrico dove la città svolge ancora una funzione territorialmente egemone ma con elevati costi sociali, economici ed ambientali. Le due tangenziali Sud ed Ovest, date le recenti espansioni, sono ormai strade urbane di scorrimento, perennemente sature. Con questa inadeguata armatura viabilistica la città affronta ogni giorno l’assedio di circa 200.000 automezzi che entrano ed escono in continuità. Anche chi risiede nei centri minori, infatti, deve passare per Brescia per immettersi sui maggiori itinerari. Si crea in tal modo una situazione cronica di disagio, incompatibile con la qualità della vita urbana per quanto riguarda il traffico, l’inquinamento atmosferico ed acustico.
In questo scenario è diventata improrogabile la necessità di creare, alla scala Provinciale, “nuove polarità di servizio”, che siano in grado di riequilibrare il territorio, riducendo gli effetti cumulativi e ormai conflittuali che rischiano di soffocare la città capoluogo. In sostanza si è compreso che il processo di accumulazione di servizi a forte capacità attrattiva sulla città dovrà essere interrotto o limitato e che gli interventi migliorativi alla scala urbana, per quanto innovativi ed intelligenti, non potranno produrre l’effetto sperato fino a quando non si supera a monte la condizione attuale. Diverso infatti è l’atteggiamento progettuale di una città che pensa come un “grosso Comune” semplicemente più grande degli altri e continua ad implodere ed allargarsi, da un’altra che ha acquisito la consapevolezza di voler essere il vero capoluogo di una Provincia forte, ben organizzata sul piano infrastrutturale e quindi economicamente competitiva, nella attuale sfida tra sistemi territoriali di più ampie dimensioni. In sostanza, in una visione meno campanilistica ma più strategica, si è diffuso il convincimento che non basta possedere la massima concentrazione di attrezzature territoriali, se queste non sono più in grado di espandersi per rispondere a nuove esigenze della popolazione e del sistema economico nel suo insieme, oltre che adeguarsi alla loro intrinseca evoluzione tipologica e funzionale.
2. LA SITUAZIONE ATTUALE
3. L'AREA DI INTERVENTO
4. CONTESTUALIZZAZIONE DELL'INTERVENTO
5. IL NUOVO STADIO
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