PREMIO CUORE AMICO 2007 - IL PROFILO DEI PREMIATI
PADRE DANILO FENAROLI
“Ho visto persone incatenate, perchè i familiari temevano la loro aggressività. Ho visto persone abbandonate a causa della loro follia e bambini condannati a morire perché creduti posseduti dal demonio. Ho pensato che bisognasse fare qualcosa”. Nato nel 1947 a Predore nella diocesi di Bergamo, padre Danilo Fenaroli fa la sua prima esperienza in Costa d’Avorio, per poi arrivare nel 1991 in Camerun come missionario del PIME. Nel 1998, a Mouda avvia la Fondation Bethleem, un centro di accoglienza e riabilitazione per le persone con disabilità fisica e psichica. L’opera – riconosciuta dall’autorità statale nel 2000 – accoglie tutti, senza distinzione di etnia, di classe sociale o di confessione religiosa (nel Nord del Camerun i musulmani sono la maggioranza e molti altri seguono le religioni tradizionali). Da anni al progetto collaborano, in maniera integrata ed armonica, i missionari del PIME e l’Associazione internazionale Silenziosi Operai della Croce. Oggi, la Fondazione è un grande villaggio, ove si realizzano anche corsi di formazione professionale (artigianato, falegnameria, saldatura, agricoltura, allevamento). Grazie all’intensa attività del personale volontario ed alla nascente Caritas locale, è stata aperta una scuola speciale per sordi e padre Fenaroli è via via riuscito ad ampliare gli interventi per promuovere il riconoscimento dei diritti delle persone escluse o emarginate (detenuti, ammalati di Aids e di Tbc, donne abbandonate), con attività di tipo educativo, di accoglienza e sostegno materiale.
SUOR GIULIANA E SUOR GIANPAOLA GORNO
“Questa è la storia di un parroco e di sua sorella: due suore italiane che, per gli imperscrutabili disegni di Dio, hanno fatto del vincolo familiare un dono per una intera vasta comunità dall’altra parte del mondo”. Il parroco è suor Gianpaola, bresciana classe 1937, professione religiosa tra le suore Dorotee da Cemmo nel 1963. La sorella è Giuliana,classe 1939,anche lei Dorotea un anno dopo. In Argentina è arrivata per prima suor Gianpaola,nel 1964, a Berazategui,dove opera con attività di assistenza, promozione umana ed evangelizzazione. La sua azione ruota attorno ad una Cappella, che nel 1990 diventa la parrocchia di Nuestra Señora de Itatì. Proprio in quell’occasione il Vescovo,mons.Jorge Novak,chiede alla Superiora delle Dorotee che suor Gianpaola assuma il ruolo di parroco. La parrocchia annovera circa 15.000 abitanti di provenienza eterogenea:Paraguay, Bolivia e soprattutto le Villas Miseras di Buenos Aires. Le problematiche sono infinite. Nel 1991 accanto alla suora parroco arriva Giuliana. Oltre all’assistenza sociale e spirituale dei più poveri e delle famiglie, la sorella avvia una scuola di taglio e cucito da cui, grazie a macchine provenienti dall’Italia, è scaturita una fiorente cooperativa. Le iniziative delle due sorelle e della loro gente sono davvero inarrestabili.“I nostri giovani stanno morendo, la droga li uccide”... ed ecco recuperati 20 computers per un corso che faccia – prima di tutto – aggregazione e poi, a gennaio 2007, la palestra,perché i ragazzi si ritrovino insieme anche nello sport. Il traguardo è però un Centro giovanile di accompagnamento, formazione e prevenzione: si è già cominciato, ma manca ancora molto... e poi toccherà all’edificio della chiesa, ormai troppo piccola per i fedeli di queste due sorelle.
ERICA TELLAROLI
“Stavo accanto al letto di una giovane mamma, malata di tumore. Mentre la assistevo, ho iniziato a chiedermi quanti potevano essere gli ammalati sulle montagne, nei caseiros più isolati, senza luce, senza acqua, senza un pezzetto di stoffa da utilizzare come benda”. A questo pensiero Erica Tellaroli fece seguire una semplice iniziativa: convinse le ragazze dell’oratorio a fare un censimento dei malati della zona e così tutti i sabati, con ore e ore di cammino lungo gli impervi sentieri delle Ande, le catechiste di San Luis si improvvisarono assistenti sociali ed infermiere, dando aiuto, facendo pulizie e medicazioni, lasciando un po’ di viveri. Era il 1999, Erica aveva 25 anni ed era appena arrivata in Perù; veniva da Castel Goffredo in provincia di Mantova, con il sogno di partire in missione coltivato a tanto tempo nel cuore. La sua opera tra i poveri della regione ha sempre mantenuto questa specifica attenzione alla sofferenza, ai fratelli e alle sorelle ammalati da servire con il carisma della speranza. Erica lavora in collaborazione con l’ospedale di Chacas, costruito e gestito dall’Operazione Mato Grosso. Il paziente percorso di questa tenace ragazza dai cappelli ricci incomincia a dare i suoi frutti. Nel 2001, con l’aiuto della diocesi di Milano ed alla presenza del card. Carlo Maria Martini, a Pomallucay si inaugura una casa di accoglienza per i malati terminali e le persone più sole, di cui Erica è la responsabile. Con Erica il messaggio evangelico non è un libro, ma semplice e concreta testimonianza dell’amore tra i più poveri.

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