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Alla ricerca del primo lavoro!

Ore 08:55 martedì, 29 settembre 2009
Alla ricerca del primo lavoro!
Per i giovani oggi è difficile entrare nel mondo del lavoro. A tuo avviso qual è il percorso che rende più facile la ricerca del primo impiego?

Commenti (10)
Luca, lunedì 16 agosto 2010, ore 19:21
Siamo un paese disgraziato... la raccomandazione è, ahimè, il metodo migliore. Lo studio serve!prepara, apre la mente, forma. Non mi piace leggere i commenti di chi indica l'esperienza concreta come sola via maestra e sminuisce i laureati. All'utente che ha scritto quel commento vorrei solo dire che mentre lui faceva esperienza pratica l'allora studente laureando non necessariamente era a casa a grattarsi. Se proprio vuoi condannare l'universitario sappi almeno di cosa parli perchè ti assicuro che la scuola non è una passeggiata!!! Detto questo il risvolto della medaglia di un sistema pessimo come il nostro! Fin dalle medie la preparazione pratica è scarsissima e parimenti la preparazione linguistica (al liceo facevo più ore di latino che non di inglese, assurdo!). L'università poi è stata ormai più volte riformata, ma mai avvicinata alla pratica ed + ancora succube di programmi datati e di docenti non qualificati. Quello che si studia e si impara in facoltà serve, ma all'atto pratico bisogna "reimparare" tutto. Certo alla luce delle conoscenze acquisite si può, con impegno, giungere a una consapevolezza e a una conoscenza del "lavoro" superiore, ma ritengo che la stessa università dovrebbe lasciare un bagaglio pratico immediatamente spendibile! Quanto al commento sulla boria dei neolaureati invito anche qui a riflettere. Posto che ogni persona è diversa e che si può essere boriosi e saccenti anche con una mera licenza elementare, sta alla persona porsi in modo umile e imparare da chi ha più esperienza. Io personalmente mi sono inserito con umiltà e ho imparato molto da colleghi che lavorano da trent'anni e, magari, non azzeccano un congiuntivo. Ritengo che, se il laureato si applica e cresce, sulla distanza la diversa cultura viene fuori senza che la si debba necessariamente spiattellare. Personalmente ho sempre accettato e ascoltato suggerimenti e critiche di chi ne sa di più, fino al punto in cui ho raggiunto una consapevolezza del mio mestiere tale da poter replicare: "ok, come lo fai non è sbagliato, ma si può fare meglio. Prova a fare così". A quel punto emerge il "vero ignorante" o il solo "mancato studio", laddove la replica del secondo è un mero hai ragione grazie, quella del primo una marea di insulti in quanto incapace di accettare una manifesta superiorità (anche se non palesata). Concludo infine con due parole sulle aziende e sui fornitori di posti di lavoro. I laureati non sono una merce da usare a proprio piacimento con stage, contratti a tempo etc, ma una risorsa, da valutare certo, ma da far crescere non da irridere per anni di fatica. Purtroppo in un sistema composto al 90% da piccole e medie imprese che a volte nemmeno sanno il valore di un titolo di studio, questo non accade. anche se si va verso un mondo globalizzato noi continuiamo a rimanere "provinciali".
Luca, lunedì 16 agosto 2010, ore 19:21
Siamo un paese disgraziato... la raccomandazione è, ahimè, il metodo migliore. Lo studio serve!prepara, apre la mente, forma. Non mi piace leggere i commenti di chi indica l'esperienza concreta come sola via maestra e sminuisce i laureati. All'utente che ha scritto quel commento vorrei solo dire che mentre lui faceva esperienza pratica l'allora studente laureando non necessariamente era a casa a grattarsi. Se proprio vuoi condannare l'universitario sappi almeno di cosa parli perchè ti assicuro che la scuola non è una passeggiata!!! Detto questo il risvolto della medaglia di un sistema pessimo come il nostro! Fin dalle medie la preparazione pratica è scarsissima e parimenti la preparazione linguistica (al liceo facevo più ore di latino che non di inglese, assurdo!). L'università poi è stata ormai più volte riformata, ma mai avvicinata alla pratica ed + ancora succube di programmi datati e di docenti non qualificati. Quello che si studia e si impara in facoltà serve, ma all'atto pratico bisogna "reimparare" tutto. Certo alla luce delle conoscenze acquisite si può, con impegno, giungere a una consapevolezza e a una conoscenza del "lavoro" superiore, ma ritengo che la stessa università dovrebbe lasciare un bagaglio pratico immediatamente spendibile! Quanto al commento sulla boria dei neolaureati invito anche qui a riflettere. Posto che ogni persona è diversa e che si può essere boriosi e saccenti anche con una mera licenza elementare, sta alla persona porsi in modo umile e imparare da chi ha più esperienza. Io personalmente mi sono inserito con umiltà e ho imparato molto da colleghi che lavorano da trent'anni e, magari, non azzeccano un congiuntivo. Ritengo che, se il laureato si applica e cresce, sulla distanza la diversa cultura viene fuori senza che la si debba necessariamente spiattellare. Personalmente ho sempre accettato e ascoltato suggerimenti e critiche di chi ne sa di più, fino al punto in cui ho raggiunto una consapevolezza del mio mestiere tale da poter replicare: "ok, come lo fai non è sbagliato, ma si può fare meglio. Prova a fare così". A quel punto emerge il "vero ignorante" o il solo "mancato studio", laddove la replica del secondo è un mero hai ragione grazie, quella del primo una marea di insulti in quanto incapace di accettare una manifesta superiorità (anche se non palesata). Concludo infine con due parole sulle aziende e sui fornitori di posti di lavoro. I laureati non sono una merce da usare a proprio piacimento con stage, contratti a tempo etc, ma una risorsa, da valutare certo, ma da far crescere non da irridere per anni di fatica. Purtroppo in un sistema composto al 90% da piccole e medie imprese che a volte nemmeno sanno il valore di un titolo di studio, questo non accade. anche se si va verso un mondo globalizzato noi continuiamo a rimanere "provinciali".
wal, mercoledì 30 settembre 2009, ore 13:32
ormai anche la scuola si stà indirizzando più verso la professione! franco, sei sicuro? se sei informato sugli ultimi avvicendamenti della scuola sai che stanno tagliando le ore di professionalizzazione lasciando più ore per lingua, storia, matematica. la riforma prevede tagli di orario e chi ci smena principalmente sono proprio le ore di professionalità. non sarebbe meglio il contrario? tagliare ore come mate, ita, storia, per dare più spazio alle professioni? preparare veramente i ragazzi alla professione che hanno scelto! con docenti veramente capaci e non solo per titoli.
franco, martedì 29 settembre 2009, ore 12:54
scusa wal, ma dove si guarda più al titolo culturale? ormai anche la scuola si stà indirizzando più verso la professione! La cultura umanista mi sembra sia sempre più un ricordo.
wal, sabato 26 settembre 2009, ore 10:13
mi trovo un pò d'accordo con gli ultimi due commenti anche se essere raccomandati apre molte più porte in tutti i campi. Oggi si guarda di più al titolo culturale che uno possiede piuttosto che sulla professionalità del lavoro di una persona per questo motivo ci troviamo ragazzi che studiano fino a 25 anni e che quando entrano nel mondo del lavoro ben poco conoscono, inviterei le istituzioni a partire dalle scuole a dar merito veramente alla professionalità e capacità dei singoli individui e di non guardare solo al titolo che possiede o all'incarico che ha perchè non sempre corrisponde a verità "titolo" = "professionalità". La professionalità uno la possiede con l'esperienza degli anni e la volontà di adeguarsi e impegnarsi ai cambiamenti. Bisogna partire dagli apprendistati per creare figure professionali valide e che siano retribuite adeguatamente in base alle proprie capacità e disponibilità e non in base a titoli di studio.
Emanuela Ricci, venerdì 05 giugno 2009, ore 13:32
Il percorso migliore è l'esperienza CONCRETA, fatta con umiltà, apertura mentale, sacrificio,costanza, ma fatta anche con volontà, obiettivi fissati, opportunità di carriera, positiva. Troppe lauree raccomandate oggi, tante arie, poca esperienza e professionalità, arrivano in azienda credendo di saperne di più di chi lavora da 25 anni. Abbassate la cresta e collaborate di più con tutti, avrete tutto da guadagnare.... e da imparare
Pol, venerdì 03 aprile 2009, ore 11:00
ho letto anche io l'articolo sul giornale e un poco mi preoccupa: credo che la formazione liceale dia una capacità di critica e una conoscenza più profonda che sul lavoro possono essere apprezzate. Mi spaventa l'idea che si sia tutti un poco "appiattiti" sulla formazione tecnica.
Mercuzio, venerdì 03 aprile 2009, ore 09:27
Sono dell'idea che un'esperienza di studio all'estero possa aiutare molto. Non solo: conosco diverse persone che poi all'estero ci sono rimaste direttamente a lavorare. Per chi invece preferisce stare in Italia, ormai è meglio una formazione professionale.


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