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In palio una settimana per due persone in Irlanda: volo, bed & breakfast e auto!
Numerica
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Carlo Andreatta, Achill's Island
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Carlo Andreatta, Sligo
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Carlo Andreatta, Dublino
IL CONCORSO
Dal 17 marzo (San Patrizio!) al 17 maggio 2006 si è svolto il concorso Vinci l'Irlanda 2006. In palio una settimana in Irlanda!
Tutte le informazioni per una vacanza da sogno...
TURISMO IRLANDESE
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Le pagine che si sono occupate del concorso "Vinci l'Irlanda" - 2006.
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Carlo Andreatta, mattoncini di Torba
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Carlo Andreatta, Achill's Island
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Carlo Andreatta, Hill Crest

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Carlo Andreatta, Guinnes
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Foto: Carlo Andreatta, Guinnes
IL DIARIO DI VIAGGIO DEL VINCITORE 2006 - 2

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Lasciamo Galway e partiamo per Westport attraversando le torbiere dell’entroterra. Ci incuriosiscono i prati solcati da piccoli scavi dai quali gli irlandesi ricavano mattoncini di torba che lasciano essiccare in piccole cataste e che diventeranno il combustibile per le stufe ma anche l’aroma che riempie l’aria e che si ritrova spesso anche nel retro gusto dell’ottimo wiskey torbato che producono da quelle parti.
Westport un antico porto commerciale oggi prevalentemente turistico, si presenta con i suoi ex magazzini riadattati ad abitazioni. Il B&B che abbiamo scelto la sera prima partendo da Galway ci ricorda le casette delle fiabe di Andersen dove ogni piccolo particolare è curato dalla graziosa signora padrona di casa. Qui, quasi per caso, viviamo il giorno che più c’è rimasto nel cuore, ovvero la scoperta di Achill’s Island un’isoletta collegata a terra da un vecchio ponte di ferro, che attraversa una lingua di sabbia lasciata scoperta dalla bassa marea e sulla quale stanno sdraiate quasi stessero dormendo, decine di barche in attesa che il mare, rialzandosi, torni a cullarle. Poche case e una stradina che sembra un tappeto grigio disteso sull’erba costantemente tenuta rasata da quei giardinieri involontari che sono le pecore e che brucano liberamente indifferenti a noi due che gli passiamo accanto quasi dispiaciuti di rovinare con la nostra auto il loro pacifico pic-nic. Siamo quasi soli su quell’isola non fosse per le pecore, per un vecchio che ci saluta con un cenno della mano togliendosi la pipa dalla bocca e un coraggioso turista Olandese che ha deciso di visitare l’Irlanda in moto incurante del clima che ogni tanto regala qualche goccia d’acqua.
All’alba del giorno seguente con in pancia la potente colazione Irlandese facciamo rotta verso Sligo visitando le spiagge tanto amate dai surfisti da onda che in quel giorno bivaccavano con i loro camper sui pascoli delusi dall’oceano che si presentava piatto come un’enorme lastra di granito. Sligo è una piccola capitale di contea con abitazioni basse e coloratissime. Ci sono fiori dappertutto perfino sui lampioni dato che nessuno si deve sforzare di andar sino a lassù ad annaffiarli: ci pensa il cielo.
Lasciamo la costa e ci inoltriamo verso il centro seguendo il corso dello Shannon. Qui incontriamo una sequenza di laghi pescosissimi di trote e lucci e circondati da canneti da dove spesso decollano, spaventati dal nostro passaggio, aironi e altri uccelli d’acqua.
Raggiungiamo il B&B che avevamo scelto sulla guida e anche stavolta possiamo dire di aver fatto un’ottima scelta. Il nome è tutto un programma: Hill Crest. Ci troviamo infatti sulla cresta di una collina che domina il lago Harrow. La casetta in legno bianco è l’unica nel raggio di qualche chilometro e noi siamo i soli ospiti per quella sera in una graziosa mansarda con vista lago. La famiglia è molto cordiale ed i due bambini nel scoprire che siamo italiani ci corrono incontro con il pallone in mano complimentandosi per il titolo mondiale appena vinto anche se rimangono delusi dal fatto che io non sia un gran tifoso. La notte il silenzio è assoluto, nessun rumore, nemmeno grilli e cicale tanto che vengo quasi disturbato dal mio respiro e dai battiti del cuore. La mattina seguente la sveglia ce la dà Coco, il cane di famiglia, che passa le giornate ricorrendo sul prato le odiate rondini che disegnano cerchi nel cielo e che hanno osato nidificare nel sotto tetto di casa sua.
Ripartiamo lasciando quel piccolo paradiso per raggiungere la capitale e la nostra meta finale.
Arriviamo a Dublino con qualche ora d’anticipo sulla tabella di marcia troviamo il B&B in un quartiere in puro stile vittoriano con schiere di casette lunghissime in mattoncini e porte colorate per poter riconoscere la propria da quella del vicino.
Dublino non è una metropoli, e questo ci facilita nel girarla in lungo e in largo molto più facilmente delle altre capitali europee.
Visitare Dublino senza passare dalla fabbrica museo della Guinnes è un pò come andare a Parigi senza visitare il Louvre. La visita alla Guinnes StoreHouse è molto coinvolgente con corsi di spillatura della birra, assaggi e degustazioni, cimeli di ogni genere che raccontano la storia di un marchio che in Irlanda è una vera istituzione. Immersi in un complesso architettonico/industriale che mostra il volto antico e moderno della fabbrica. Dal gravity Bar, costruzione circolare in vetro posta sulla cima della torre museo, ci godiamo Dublino sotto la pioggia dallo stesso punto di vista delle nuvole. Indimenticabile.
L’ultimo giorno lo passiamo per le strade del centro osservando sbalorditi il fiume di gente che vi passeggia ricordando con nostalgia le giornate in solitudine di Achill Island o Hill Crest. La mattina seguente lasciamo Dublino che ancora è notte diretti verso l’aeroporto, attraversiamo i corridoi pieni di enormi tabelloni che pubblicizzavano le regioni d’Irlanda che all’arrivo ci apparivano estranei ma che dopo la nostra meravigliosa esperienza ci sono diventati famigliari riconoscendone in molti i posti da noi attraversati suscitando già da allora una malinconica nostalgia.

Carlo Andreatta e Luana Pasini