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MOTO DEL MITO: VESPA E LAMBRETTA


Vespa e Lambretta, Vespa o Lambretta? Gli scooter che rimisero in moto l'Italia, nell'immediato dopoguerra, sono i progenitori degli odierni mezzi che in Italia stanno incontrando ancora oggi tanto successo. E se la Vespa è ancora presente oggi nei listini della Piaggio non così è, purtroppo, per la Lambretta che dopo il declino inglorioso della Innocenti è sopravvissuta solo come produzione minima in qualche stabilimento indiano che dagli opifici di Lambrate aveva ereditato le linee di montaggio.

Vespa o Lambretta? Questo era l'interrogativo dei giovani che alla fine degli anni Quaranta trovarono sul mercato questi due ambitissimi scooter: la Vespa, più 'sbarazzina' e giovanile; la Lambretta, tecnologicamente più avanzata. Ambedue questi scooter erano nati per volontà di due industriali che nel dopoguerra videro le proprie aziende ferite dal recente conflitto bellico e con l'impellente necessità di cambiare il proprio target industriale. La Innocenti inizialmente era solo una ditta di ferramenta: nel 1920, con l'esplosione dell'edilizia, cominciò a fabbricare tubi in ferro (i celebri tubi Innocenti) e durante la seconda guerra fu convertita alla costruzione di armamenti e in particolare di proiettili. Finita la guerra Innocenti pensò di riconvertire l'azienda nella costruzione di macchinari siderurgici e nella costruzione di un veicolo di grande diffusione popolare e a costi bassi. L'ispirazione venne nel vedere a Roma i mezzi paracadutabili dei parà inglesi: Innocenti si convinse che un mezzo simile poteva incontrare i favori del pubblico in "un'Italia bisognosa di rapidi spostamenti". L'ingegnere Torre fu il padre della Lambretta e nel 1948 la produzione era di 50 unità giornaliere.

La Piaggio affidò alla inventiva e alla bravura dell'ingegner Corradino d'Ascanio la progettazione della Vespa: di estrazione e di cultura aeronautica d'Ascanio doveva traghettare la produzione della Piaggio - nota industria aeronautica - verso quell'idea di mobilità che in quegli anni convinse molti imprenditori a mutare la propria produzione industriale, ben capendo la voglia degli italiani di muoversi dopo i dolori e le ristrettezze del periodo bellico. D'Ascanio nella progettazione della Vespa volle portare alcuni concetti tipicamente 'automobilistici' nella costruzione di questo scooter impegnandosi nella ricerca del maggior comfort, della maggior protezione e della grande capacità di carico. Per il motore, si disse allora, d'Ascanio sfruttò un piccolo 98 cc. a due tempi che sembra fosse servito quale ausilio per i motori di avviamento dei propulsori aeronautici della precedente produzione Piaggio.

La Lambretta costava qualcosa in più della Vespa ma tecnicamente era più sofisticata, aveva infatti il motore in posizione centrale con l'asse longitudinale che conferiva grande stabilità, al contrario della Vespa che montando il motore sulla destra aveva la tendenza, durante la frenata decisa, a intraversarsi. Il telaio della Lambretta era realizzato con un tubo su cui venivano saldate le lamiere, a differenza di quello della Vespa che era tutto in lamiera. Per tutti questi motivi la Lambretta era più apprezzata dai veri appassionati delle due ruote, mentre la Vespa godeva dei favori del grande pubblico in quanto era più curata esteticamente.

Per anni, sia la Lambretta che la Vespa, sono rimaste le indiscusse protagoniste dei mezzi di trasporto: il tramonto di questo successo cominciò nel 1967 con l'avvento e la diffusione della Fiat 500. La produzione della Lambretta cessò nel 1971; la Vespa, al contrario, anche grazie all'aiuto dato dalla Fiat alla Piaggio, riuscì a superare il brutto periodo e fu riproposta con diversi aggiornamenti negli anni successivi.

Oggi Vespa e Lambretta - intese come tali nelle 'competizioni' di allora - incantano ancora i meno giovani che, come allora, animano le due fazioni facendo nascere infinite discussioni tecniche, di orientamento, di moda, di tendenza.

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