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Laghi senza feeling
Lontani e rispettosi l’uno dell’altro, il Benaco e il Sebino

Nel fianco orientale, il Sebino sente il Benaco come un roseghino, un calcolo che punge e poi sparisce e poi torna ancora a pungere. Improprio il paragone, il Benaco è immenso e il Sebino è grandicello. Il Benaco è protetto da Goethe e compagnia tedesca, ma il Sebino potrebbe piazzare il contagio Sebino di George Sand, per dirla poeticamente con una certa vena poetica del primo cittadino di Iseo, Marco Ghitti. E poi giova al Benaco, se il Sebino respira a pieni polmoni. Il sistema nordico, il sistema settentrionale turistico è più protetto se si tiene insieme. Ormai la partita non si gioca nei derby interni, Brescia contro Verona, Iseo contro Salò. Si gioca fuori casa e gli avversari hanno colori e lingue che neppure immaginiamo perfettamente.

Ma la questione è, pure, ruvidamente "provvidenziale", riguarda il danaro pubblico, i contributi che, secondo molti amministratori del Sebino, finiscono sempre a pioggia sul Benaco. Certo, le grandezze e le storie sono enormemente diverse, ma qualche goccia contributiva dovrebbe cadere tra Iseo e Pisogne, Zone e Monticelli, Ome e Sale e Montisola.

Attenzione, avvertono il sindaco Ghitti, il sindaco della città più rappresentativa del Sebino e il presidente della Comunità montana del Sebino, Angelo Zanotti, attenzione, non prendeteci per dei megalomani, sappiamo bene che tutti i posti letto del settore turistico del Sebino pareggiano, faticosamente, i posti letto della sola Sirmione. Ma sarebbe un errore profondo voltare le spalle a 30mila anime uscite dal contado e dai mestieri delle mani, che in tre quarti di secolo hanno portato nel mondo l’idea di un’alpinità intatta, dilatando la bellezza e la stima bresciana.


Tonino Zana

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