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"L'infinito come dimensione nelle incisioni di Paolo Melzani"

Ultimo giorno della mostra "L'infinito come dimensione nelle incisioni di Paolo Melzani".

Paolo Melzani, incisore bresciano, consegue la laurea in Filosofia presso  l’Università Statale di Milano. La passione per l’arte lo ha indotto, giovanissimo, ad esprimersi nel disegno con la matita, la china e il pastello monocromo, esponendo in mostre collettive ordinate periodicamente dal "Gruppo Amici dell’Arte" di Salò, dagli "Artisti Valsabbini" e dalla "Liberars" di Bagolino. Dal 1990 si è avvicinato alla calcografia nel conoscere gli incisori Giovan Battista Tregambe e  Luigi Corsini. Melzani, predilige le tecniche all’acquaforte e all’acquatinta, con l’uso, anche, della puntasecca e della ceramolle. Numerose le mostre personali e collettive. Cenni critici di Andrea Barretta (critico e curatore d’arte, scrittore).  "Le incisioni di Paolo Melzani nascono dalla ricerca di un limite inesauribile nell’aprire orizzonti, nel senso che non è misura ma attenzione alle risorse d’equilibrio tra proporzioni spaziali e l’appagamento dell’armonia. Aspetti da considerarsi di straordinaria rilevanza e peculiare prospettiva d’interpretazione in cui esprimere il più celato dei pensieri, in cui si svelano significati che sono passione, soprattutto nella difficile tecnica della calcografia. E in questo contesto, l’arte in Melzani assume la volontà d’incidere il sensibile come sguardo sulla contemporaneità, come viatico di una chiave di lettura per un linguaggio formale nel relazionarsi con riflessioni che si fanno veicolo di un flusso emotivo. In definitiva, ecco che la "sua" mimesis ne compie il rapporto nel bisogno della libertà creativa e della sua dimensione nel luogo del suo vivere a Bagolino in Valle Sabbia, un borgo dall’aspetto medievale con case addossate e vie e portici tra piazze e fontane. Una raffigurazione che segna la ricerca del trasmettere un’arte figurativa tanto più esplicita quanto più è legata alla sua terra che resta il soggetto trainante della sua produzione. Ed è altrettanto indubbio che trasfonde nelle sue opere la bravura di chiudere lo spazio in una documentazione di case, alberi e boschi, cieli e panorami, tra simboli nascosti o palesi, ovvero di un ambiente che s’intreccia con il senso verista e la funzione delle immagini stesse di avvenimenti, luoghi e cose nella loro familiarità, nella loro essenza. Così, a guardare i suoi panorami ci sentiamo identitari tra natura e spirito, e se l’arte è oggettivazione del soggettivo, per il nostro incisore soltanto essa, in quanto manifestazione dell’infinito nel finito, può attivare il processo di trascendenza come percezione intellettuale, perché nessun luogo può contenere l’infinito. E il borgo e la valle, dunque, sono l’alibi per non riprodurre la realtà senza cavarne la sostanza, e sono la sua eterogeneità e la sua specificità, mentre il suo sguardo va alla ricerca di impressioni da travasare su lastre da incidere, tra acqueforti e acquetinte, come intima spiritualità nel suo tendere alla concretezza del divenire da far passare sotto il torchio che campeggia nel suo studio. Una dote distintiva per Paolo Melzani nel saper scrutare il paesaggio nella pausa delle linee o in un compatto tratteggio, nell’inciderne l’anima radicata in una contiguità con il suo pensiero, su cosa dice a se stesso quanto vede, come nell’interpretare muri e strade fino a diventare un tutt’uno nell’atmosfera sonnolenta del paese tra finestre con persiane di legno, o come l’inverno e la neve che riflette il bianco, oppure alberi o albe su una natura meravigliosa, o ruscelli che scorrono nell’eternità della poesia. Non è pretesa di compiutezza, né vuole mostrare la propria abilità tecnica esibita nella perfezione dei particolari, ma il voler sconfinare, pur nel rigore compositivo, verso l’universo silente, dove Bagolino non è più un paese qualunque ma la città dell’uomo a misura d’uomo. E dà vita a cieli che sono segni intorno al bianco della carta, circoscritta da leggere acquetinte, come se la granitura sulla lastra ne comprendesse la serenità dei monti, o dei  tetti e degli acciottolati nei vicoli deserti. Mentre, se entriamo in queste case, troviamo la semplicità di fiori recisi, di magnolie tenute in un vaso vuoto di marmellata, di margherite o gattici e cardi accanto alla fragilità del tarassaco che riporta a memorie campestri, per quel flebile soffio che li faceva volare e  volteggiare leggeri: magia e sogno catartico per la vulnerabilità dell’esistenza. In questo Paolo Melzani svela l’istinto dell’artista, con la lastra di zinco incisa e inchiostrata, con il foglio inumidito e il feltro a fare da contatto tra i rulli e il piano mobile del torchio, perché osserva il mondo non com’è ma come vorrebbe che fosse, pregno di bellezza." ( Andrea Barretta)


DOVE: Rezzato
QUANDO: 30 ottobre
"Visioni periferiche"

Mostra "Visioni periferiche - Suburbs: a study about", fino al 27 ottobre, giovedì e venerdì dalle 15.30 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.


DOVE: Brescia
QUANDO: 5-26 ottobre
"21 Storie di impegno e competenza..."

Mostra "21 Storie di impegno e competenza: le donne dell'assemblea costituente", aperta fino al 31 ottobre.


DOVE: Cellatica
QUANDO: 18-30 ottobre
"Blue Pruno Blue" di Édouard Nardon

Ultimo giorno della mostra "Blue Pruno Blue" di Édouard Nardon a cura di Domenico de Chirico.


DOVE: Brescia
QUANDO: 3 novembre
"Galerie grenzART on the road 2. Arte contemporanea in Austria"

Ultimo giorno per la mostra "Galerie grenzART on the road 2. Arte contemporanea in Austria", con i lavori di otto artisti austriaci e un'artista italiana. Orari: da martedì a venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica su appuntamento (3384677060).

Otto artisti austriaci e un’artista italiana della Galleria grenzArt in mostra al Centro Arte Lupier di Gardone Valtrompia, per un saggio del fare artistico e della cultura austriaca più recente.

Espongono: Julia Bugram, Sonia Gansterer, Christine Krapfenbauer-Cermak, Norbert Mayerhofer, Christine Maringer, Norbert Maringer, Robert Petschinka, Hanna Scheibenpflug e Stefania Zorzi.


DOVE: Gardone Riviera
QUANDO: 13 novembre
La Raccolta senza veli

Mostra "La Raccolta senza veli" a cura di Anna Lisa Ghirardi. Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00.

Nella mostra La Raccolta senza veli è presentata una selezione di trentasei carte più due sculture, tra cui opere inedite acquisite di recente nella Collezione salodiana. Tra gli artisti in mostra, vi sono alcuni protagonisti dell’arte italiana del Novecento oltre ad artisti contemporanei attivi nel panorama nazionale e internazionale.
Soggetto principale è il tema del corpo, il quale si svela al pubblico in plurime sfaccettature, nelle opere in mostra è possibile rileggere alcuni dei percorsi tracciati dalla storia dell’arte figurativa, dallo studio del nudo come prassi didattica e come disegno preparatorio, alla simbologia religiosa e allegorica sino a quella erotica, nonché alla pura rappresentazione di ciò che siamo. Del resto, la nudità ci pone di fronte a noi stessi, nel corpo si incontrano carnalità e spiritualità, materialismo e ascesi, nascita e morte, caducità e rinascita.
La rappresentazione del corpo ha origini nella preistoria e percorre l’arte figurativa per secoli sino all’epoca contemporanea, attraversando plurimi generi artistici. In questa sede si ritaglia uno sguardo rivolto in particolar modo al disegno, che nell’ambito del nudo ha estrema importanza, in quanto incarna le fondamenta del processo moderno di apprendimento del fare artistico e del concetto di nudo d’autore.


DOVE: Salò
QUANDO: Fino al 07-12-2019
Giovanni Marconi / "Notturni"

Ultimo giorno per la mostra "Notturni. 23 dipinti" di Giovanni Marconi. Orari: dalle 17.30 alle 20.

L’ artista veronese, noto soprattutto come scultore anche a Brescia (suoi l’altare e l’ambone nella Parrocchiale di Concesio S. Antonio, dedicati a San Paolo VI che qui venne battezzato), da qualche anno a questa parte, sempre più spesso ricorre alla pittura per esprimersi con più immediatezza.
Così scrive nella plaquette : “Ho a lungo meditato e interrogato la Notte mentre realizzavo le opere che mi hanno portato a questa mostra”,
Mostra monotematica dunque che, complice la notte, depurata da terrori ed angosce, indaga lo spazio esteriore fatto di stelle e galassie, mettendolo in relazione con lo spazio interiore altrettanto sconfinato e meritevole di attenta esplorazione.


DOVE: Brescia
QUANDO: 10 novembre
Giancarlo Piccinelli / "Trame"

Ultimo giorno della mostra d'arte "Trame" di Giancarlo Piccinelli, opere su carta, tela, legno, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.


DOVE: Calvisano
QUANDO: 27 ottobre
"L'infinito come dimensione nelle incisioni di Paolo Melzani"

Mostra "L'infinito come dimensione nelle incisioni di Paolo Melzani". Orari: dalle ore 10 alle 22, tutti i giorni.

Paolo Melzani, incisore bresciano, consegue la laurea in Filosofia presso  l’Università Statale di Milano. La passione per l’arte lo ha indotto, giovanissimo, ad esprimersi nel disegno con la matita, la china e il pastello monocromo, esponendo in mostre collettive ordinate periodicamente dal "Gruppo Amici dell’Arte" di Salò, dagli "Artisti Valsabbini" e dalla "Liberars" di Bagolino. Dal 1990 si è avvicinato alla calcografia nel conoscere gli incisori Giovan Battista Tregambe e  Luigi Corsini. Melzani, predilige le tecniche all’acquaforte e all’acquatinta, con l’uso, anche, della puntasecca e della ceramolle. Numerose le mostre personali e collettive. Cenni critici di Andrea Barretta (critico e curatore d’arte, scrittore).  "Le incisioni di Paolo Melzani nascono dalla ricerca di un limite inesauribile nell’aprire orizzonti, nel senso che non è misura ma attenzione alle risorse d’equilibrio tra proporzioni spaziali e l’appagamento dell’armonia. Aspetti da considerarsi di straordinaria rilevanza e peculiare prospettiva d’interpretazione in cui esprimere il più celato dei pensieri, in cui si svelano significati che sono passione, soprattutto nella difficile tecnica della calcografia. E in questo contesto, l’arte in Melzani assume la volontà d’incidere il sensibile come sguardo sulla contemporaneità, come viatico di una chiave di lettura per un linguaggio formale nel relazionarsi con riflessioni che si fanno veicolo di un flusso emotivo. In definitiva, ecco che la "sua" mimesis ne compie il rapporto nel bisogno della libertà creativa e della sua dimensione nel luogo del suo vivere a Bagolino in Valle Sabbia, un borgo dall’aspetto medievale con case addossate e vie e portici tra piazze e fontane. Una raffigurazione che segna la ricerca del trasmettere un’arte figurativa tanto più esplicita quanto più è legata alla sua terra che resta il soggetto trainante della sua produzione. Ed è altrettanto indubbio che trasfonde nelle sue opere la bravura di chiudere lo spazio in una documentazione di case, alberi e boschi, cieli e panorami, tra simboli nascosti o palesi, ovvero di un ambiente che s’intreccia con il senso verista e la funzione delle immagini stesse di avvenimenti, luoghi e cose nella loro familiarità, nella loro essenza. Così, a guardare i suoi panorami ci sentiamo identitari tra natura e spirito, e se l’arte è oggettivazione del soggettivo, per il nostro incisore soltanto essa, in quanto manifestazione dell’infinito nel finito, può attivare il processo di trascendenza come percezione intellettuale, perché nessun luogo può contenere l’infinito. E il borgo e la valle, dunque, sono l’alibi per non riprodurre la realtà senza cavarne la sostanza, e sono la sua eterogeneità e la sua specificità, mentre il suo sguardo va alla ricerca di impressioni da travasare su lastre da incidere, tra acqueforti e acquetinte, come intima spiritualità nel suo tendere alla concretezza del divenire da far passare sotto il torchio che campeggia nel suo studio. Una dote distintiva per Paolo Melzani nel saper scrutare il paesaggio nella pausa delle linee o in un compatto tratteggio, nell’inciderne l’anima radicata in una contiguità con il suo pensiero, su cosa dice a se stesso quanto vede, come nell’interpretare muri e strade fino a diventare un tutt’uno nell’atmosfera sonnolenta del paese tra finestre con persiane di legno, o come l’inverno e la neve che riflette il bianco, oppure alberi o albe su una natura meravigliosa, o ruscelli che scorrono nell’eternità della poesia. Non è pretesa di compiutezza, né vuole mostrare la propria abilità tecnica esibita nella perfezione dei particolari, ma il voler sconfinare, pur nel rigore compositivo, verso l’universo silente, dove Bagolino non è più un paese qualunque ma la città dell’uomo a misura d’uomo. E dà vita a cieli che sono segni intorno al bianco della carta, circoscritta da leggere acquetinte, come se la granitura sulla lastra ne comprendesse la serenità dei monti, o dei  tetti e degli acciottolati nei vicoli deserti. Mentre, se entriamo in queste case, troviamo la semplicità di fiori recisi, di magnolie tenute in un vaso vuoto di marmellata, di margherite o gattici e cardi accanto alla fragilità del tarassaco che riporta a memorie campestri, per quel flebile soffio che li faceva volare e  volteggiare leggeri: magia e sogno catartico per la vulnerabilità dell’esistenza. In questo Paolo Melzani svela l’istinto dell’artista, con la lastra di zinco incisa e inchiostrata, con il foglio inumidito e il feltro a fare da contatto tra i rulli e il piano mobile del torchio, perché osserva il mondo non com’è ma come vorrebbe che fosse, pregno di bellezza." ( Andrea Barretta)


DOVE: Rezzato
QUANDO: 30 settembre-29 ottobre
"Il Sacro e il Quotidiano. Il villaggio tardoantico a San Martino ai Campi"

Mostra "Il Sacro e il Quotidiano. Il villaggio tardoantico a San Martino ai Campi". 

In posizione strategica lungo quelle che in antichità erano importanti vie di comunicazione, frequentato fin dalla protostoria, il sito di San Martino ai Campi è caratterizzato da significative strutture di età romana e medievale. Nel periodo di passaggio fra queste due epoche, nel IV secolo d.C., sul versante meridionale del Monte viene costruito un villaggio, probabilmente con finalità militari. Circa duecento anni dopo un incendio distrugge la gran parte dell’abitato, che però continua a vivere, anche attraverso la devozione cristiana. Per celebrare i 50 anni dalla scoperta del sito avvenuta nel 1969, reperti e strutture di questo villaggio sono stati ricomposti in una narrazione del quotidiano che si scoprirà in frequente dialogo con il sacro. Uno sguardo gettato su un particolare momento di vita del Monte in attesa che studi app rofonditi arrivino a restituirne il quadro completo.


DOVE: Riva (TN)
QUANDO: Fino al 31-10-2020