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"Pinocchio"

Ultimo giorno della mostra fotografica "Pinocchio", dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 19.


DOVE: San Felice del Benaco
QUANDO: 9 giugno
Angelo Brescianini

Fino al 2 giugno "Simmetrie del tempo" mostra di Angelo Brescianini, un percorso espositivo allestito nella magnifica Villa Küpfer e in contemporanea alla Minotauro Fine Art Gallery, in via Torre del Popolo 11).

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I prodigi scultorei di Angelo Brescianini in mostra a Palazzolo sull’Oglio Le opere selezionate per l’esposizione di Villa Küpfer (via Zanardelli, 73) evidenziano l’ecletticità di questo straordinario artista consacrato da critica e mercato, che ha fatto della continua ricerca e della contaminazione tra i generi l’elemento caratteristico del proprio linguaggio espressivo.
 
La Città di Palazzolo sull’Oglio celebra le opere di Angelo Brescianini, uno dei suoi figli illustri, artista di assoluta originalità e grande spessore, oramai ampiamente consacrato da critica e mercato, con un articolato percorso espositivo allestito nella magnifica Villa Küpfer (in contemporanea alla Minotauro Fine Art Gallery, via Torre del Popolo, 11).

La mostra (dal 12 maggio al 2 giugno) a cura di Antonio e Salvatore Falbo, si rivolge ad un ampio pubblico e ha per cominciare  il merito  di  condurre  il  visitatore alla  scoperta dello straordinario percorso creativo di Brescianini che, con il suo singolare e inedito linguaggio, continua a incuriosire e affascinare anche in quanto artefice consacrato di una vera e  propria  rivoluzione  nel  panorama  contemporaneo,  con  la  sua  poetica  e tecnica radicalmente  innovatrici,  stilisticamente  uniche  al  mondo.  Ciò,  grazie  ad  una  sua inesplicabile tecnica che catturando la luce e fermando il tempo, ha saputo servirsi non di pennelli, spatole e colori, ma di fucili, pistole, pallottole, spari. Utili però non a lacerare, non a violentare le superfici lucide e levigate, ma a carezzarle, pungerle appena,  sbozzandole  e modellandole  secondo  un  disegno  chiaro  e  preciso, interpretato ed esibito nella sua purezza.  Le  opere selezionate evidenziano  l’ecletticità  di  questo  artista che  ha  fatto  della continua  ricerca  e  della  contaminazione  tra  i  generi  l’elemento  caratteristico del proprio linguaggio espressivo.  
Se poi lo scopo di ogni Amministrazione è quello di condurre i propri cittadini, e non solo, alla scoperta delle risorse umane e culturali della propria città, questo progetto risulta  particolarmente  significativo.  
“Se  ne  ricava,  infatti  - spiegano  il  sindaco Gabriele Zanni e l’Assessore alla Cultura Gianmarco Cossandi - l’immagine di una realtà  vivace  e  ricca  di personalità  artistiche  che  rafforza  l’intento  di  valorizzare Palazzolo  sull’Oglio  come  città d’arte  e  di  cultura,  e  di compiere  tutti  gli  sforzi possibili,  anche attraverso  la  ricerca  di  collaborazioni  da  parte  di  altri  Enti  e  di privati, per portare avanti l’impegno a investire nella cultura, nella consapevolezza di quanto ciò sia importante per la crescita civile, sociale ed economica del nostro territorio”. 
All’inaugurazione della mostra di domenica 12 maggio alle ore 17,00,presieduta dal Sindaco  Gabriele  Zanni  e  dall’Assessore alla Cultura Gianmarco Cossandi, interverranno  i  curatori Antonio  e  Salvatore  Falbo,  Domenico  Piraina,  direttore  di Palazzo Reale e dirigente Area Polo Mostre e musei scientifici Milano; Tonino Sicoli, direttore  del  MAON  (Museo  d’Arte  dell’Otto  e  Novecento)  di  Rende,  Cosenza, Massimo Ferrarotti, presidente Spirale D’idee, Milano; Giuseppe Togni, sindaco di Cavernago. Modera il giornalista Roberto Messina, capo ufficio stampa dell’archivio storico del maestro Angelo Brescianini.
L’Amministrazione comunale di Palazzolo sull’Oglio esprime ringraziamento verso tutti  coloro  che,  a  vario  titolo,  hanno  consentito  la  realizzazione della mostra: alla moglie Olga e ai figli di Angelo Brescianini; alla Galleria Minotauro e, in particolare, al  curatore  professor  Antonio  Falbo; all’Associazione Pensionati  che ha messo  a disposizione gli spazi di Villa Küpfer. 
All'artista Angelo Brescianini il Comune di Palazzolo sull'Oglio, il 14 maggio nell'ambito della cerimonia di assegnazione del Riconoscimento Civico e degli attestati di benemerenza, assegnerà il premio di BENEMERENZA ALLA MEMORIA "per la generosità e semplicità con le quali si è sempre posto nei confronti dei più bisognosi e per il percorso artistico con cui ha reso onore alla sua città".


DOVE: Palazzolo
QUANDO: 13 maggio-1 giugno
I testimoni

Mostra "I testimoni" grafiche di Giuseppe Bocelli e testi poetici di Basilio Luoni. Orari: 10-12 / 15-18 tutti i giorni escluso il mercoledì.

I Testimoni segna il punto più alto dell’ormai quasi ventennale sodalizio tra due personalità artistiche di grande forza e originalità. Raramente una congiunzione di parole e immagini ha saputo imrpessionarmi e  commuovermi tanto. E non che i versi di Luoni sarebbero meno icastici senza le incisioni di Bocelli, o queste non così eloquenti nel loro silenzio. Non che l’uno abbia, davvero, bisogno dell’altro: ad entrambi si crede anche separatamente.

Francesco Rognoni

 

BASILIO LUONI è nato a Como il 30 maggio 1941. Vive sul lago a Lezzeno, dove dagli anni Sessanta dirige una Compagnia teatrale di “dilettanti”, per la quale ha tradotto in lezzenese – un dialetto sorprendente per “la sua arcaicità, espressiva e preziosa” (Isella) – commedie di Molière, Regnard, Beaumarchais, Aristofane, Plauto, Čechov, Puškin. Sempre per la Compagnia ha scritto i “misteri” El Natal (presentazione di Gianfranco Ravasi, Como  1994) e La Pasqua, e una rivisitazione dell’Odissea: El Baloss. Anticipato da Dante Isella sull’Almanacco dello Specchio (1993), il suo romanzo in versi El librô di figur è uscito in forma integrale nel 2015. In italiano ha tradotto e annotato varie opere, fra cui importanti antologie dei Tragiques di Théodore Agrippa d’Aubigné e del Cabinet des Fées (entrambe Rizzoli) e l’Histoire des chats di Paradis de Moncrif. È  impegnato nella compilazione de I termen de Lescen, un vocabolario del dialetto lezzenese di cui sono usciti i primi due quaderni (in copertina, acqueforti di Giuseppe Bocelli): I termini dei campi, delle cascine, delle stalle, dell’allevamento dei bachi da seta e delle api e I termini dei prati e dei boschi, dei boscaioli e dei maestri d’ascia (2016 e 2017).

 

GIUSEPPE BOCELLI è nato a Cremona nel 1949 e vive a Como. Magistrato fino al 2016, ha da sempre coltivato la grafica e la scultura (e più recentemente anche la pittura), riscuotendo, fra gli altri, l’apprezzamento di Giovanni Testori. Ha esposto in varie gallerie a Roma, Milano, Como, Mantova. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private, e in luoghi di culto. Sculture e incisioni sono riprodotte nei cataloghi Gli astanti e Graffiti (presentazione di Basilio Luoni, Mantova 2008 e 2011). Con Basilio Luoni ha realizzato: El ball de la Garìgôla (Como 1997); In cerca. Otto liriche di Gentilia Ardigò nel dialetto di Casalbuttano tradotte da Basilio Luoni nel dialetto di Lezzeno per un bestiario minimo di Giuseppe Bocelli (Como 2005);  Sparizioni. Sei liriche di Basilio Luoni e sei acqueforti di Giuseppe Bocelli (Lezzeno/Como 2006); Amor vitae amor mortis (Como 2011).  


DOVE: Brescia
QUANDO: Fino al 22-06-2019
"Con-Termporaneo"

Ultimo giorno della mostra "Con-Termporaneo".


DOVE: Lumezzane
QUANDO: 26 maggio
"A Road to Exile"

Museo Mille Miglia in collaborazione con APalazzo Gallery presentano "A Road to Exile" dell’artista camerunense Barthélémy Toguo. Fino al 2 giugno. 

Il Museo Mille Miglia inaugura così il primo di una serie di progetti dedicati all’arte contemporanea che verranno ospitati nello spazio della chiesa di San Paterio.

Si tratta di un'installazione monumentale composta da una barca di legno, contenente un grande numero di borse costruite con tessuti africani. La barca è posizionata su bottiglie di vetro verde, riferimento universale all’idea di viaggio e di spostamento.

Concettualmente l’opera è un’affermazione, un’allegoria riferita ad una grande crisi affrontata con una delicata metafora. L’opera in sé attira gli spettatori fisicamente, costringendoli a girarci intorno e vederla da tutti gli angoli.
L’opera non solo esplora il tema dell'esilio e del suo svolgersi, ma anche il preludio di un’altra vita. L’artista rivisita la nozione di viaggio attraverso questa "barca dell'esodo".
"Ci immerge nella prova della traversata in alto mare, sul precario rigonfiamento di un'ondata di bottiglie vuote", mentre la barca porta con sé fasci di tessuti multicolori.

Oltre a A Road to Exile sarà presentato nella cornice della Chiesa di San Paterio l’opera Crazy City, un'installazione creata da Barthélémy Toguo nel 2000, e presentata per la prima volta dal 2017 al progetto FIAC On-Site al Petit Palais.

Dieci sculture in legno, scolpite direttamente dal tronco, sono poste su una scacchiera di tappeti africani. Le sagome evocano le creature fantastiche con le corna e i becchi appuntiti che spesso sono riconoscibili nei dipinti e nei disegni di Toguo. I soggetti incarnano la violenza di un mondo in cui l'uomo nasconde i suoi veri colori. Ispirato da una cosiddetta figurazione "primitiva", la scultura di Toguo tuttavia riecheggia la società contemporanea e le sue vicissitudini. Dietro le forme totemiche, possiamo intravedere la forma di un francobollo, simbolo del peso dell'amministrazione ottusa, un tema che l'artista ha esplorato in varie occasioni.

In generale la pratica artistica di Barthélémy Toguo si svolge attraverso pittura, disegno, scultura, fotografia, performance e installazione per affrontare questioni di grande attualità quali i confini, l’esilio, lo spostamento. Al centro della sua pratica è la nozione di appartenenza, interesse peculiare che deriva certamente dalla sua doppia nazionalità francese e camerunense. Attraverso gesti poetici che collegano natura e corpo umano, Toguo pone in primo piano le preoccupazioni per le implicazioni sia ecologiche che sociali di grandi temi sociali e politici.

"Ciò che mi guida è un'estetica in continua evoluzione ma anche un senso di etica, che fa la differenza e struttura il mio intero approccio".

Barthélémy Toguo è nato nel 1967 in Camerun e vive tra Parigi e Bandjoun. Si è formato all'École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Abidjan, in Costa d'Avorio; l'École Supérieure d'Art di Grenoble, in Francia; e la Kunstakademie, Düsseldorf, Germania. Nel 2008, ha fondato Bandjoun Station nel suo paese natale, il Camerun, per promuovere l'arte e la cultura contemporanea all'interno della comunità locale. Il centro comunitario comprende uno spazio espositivo, una biblioteca, una residenza per artisti e una fattoria biologica.

Tra le mostre personali: Parrish Art Museum di New York; Uppsala Art Museum, Svezia; Museo d'arte contemporanea di Sainte-Etienne, Francia; La Verrière di Hermès, Bruxelles, Belgio e Fundaçao Gulbenkian, Lisbona. Tra le mostre collettive ricordiamo la 7a Triennale d'arte Echigo-Tsumari, Giappone (2018); Homo Planta a Fondation Blachère (2018); A book is my Hope, la 13a Biennale di Dakar (2018); Art / Afrique, le nouvel Atelier presso Fondation Louis Vuitton (2017); All The World's Futures alla Biennale di Venezia (2015); Body Language allo Studio Museum di Harlem, New York (2013); La Triennale: Intense Proximity, Palais de Tokyo, Parigi (2012); l'11a Biennale di L'Avana (2012); A terrible beauty is born, 11a Biennale di Lione, in Francia; la 18a Biennale di Sydney (2011); and Laughing in a Foreign Language, Hayward Gallery, Londra (2008).

Nel 2011, Toguo è stato nominato Cavaliere dell'Ordine delle arti e della letteratura in Francia. È stato selezionato per il Prix Marcel Duchamp nel 2016. Il suo lavoro è nelle collezioni del Centre Georges Pompidou, a Parigi; Museum of Modern Art, New York; Studio Museum di Harlem, New York; Museo d'arte contemporanea, Lione; Fondation Louis Vuitton; e Kunstsammlung der Stadt Düsseldorf, tra gli altri.


DOVE: Brescia
QUANDO: 4 maggio-1 giugno
Creatività in mostra

"Creatività in mostra", esposizione collettiva delle opere realizzate dagli iscritti ai corsi di pittura del Centro San Clemente. 


DOVE: Brescia
QUANDO: 24 maggio
"Hello Amelia!"

Ultimo giorno della mostra "Hello Amelia!". 

Dopo le mostre dedicate a Maria Lai (2010), Ketty la Rocca (2012) e Mirella Bentivoglio (2018), la Galleria dell'Incisione presenta il
lavoro di Amelia Etlinger, un'altra protagonista della poesia visiva femminile che dagli anni Settanta ha contribuito a rivoluzionare il linguaggio artistico. Le lettere di Etlinger (Albany 1935 - Clifton Park 1987) inviate alle amiche Betty Danon e Mirella Bentivoglio costituiscono l'oggetto della mostra. Rare le parole che le
accompagnano ma sempre, sulla busta, lo scritto "do not bend", non piegare, a proteggerle: la fragilità dei materiali scelti diventa singolare segno linguistico. «La corrispondenza dell'artista americana [...] era una vera e propria opera d'arte, composta di leggere e fragilissime sculture mobili in forma di lettere da scartare come pacchetti regalo, a volte formati da molteplici strati sovrapposti. Amelia componeva le
lettere intrecciandole con fibre colorate, filamenti vegetali, fiori ormai rinsecchiti, nastri, stoffe, trine leggere, decori e merletti o ancora brani tratti da altre missive». «La poetessa di Clifton Park lasciava che fossero i destinatari delle sue missive a slegare i
lacci che la tenevano avvinta a un’angoscia che troverà definitiva pace il primo gennaio
1987, in una volontaria astensione dalla vita.»
(da Daniela Ferrari, M/A\G/M\A, Ed. Quodlibet, 2018, pp. 297 e 298)
Questa personalissima forma di mail art si concretizza quindi in opere di poesia visiva e fa emergere, oltre al legame affettivo, la dimensione della ricerca di queste artiste. Una
ricerca tanto intensa da portare Betty Danon a creare parallelamente un paese immaginario, "Rainbowland", per divertire la Etlinger e mitigarne le inquietudini. Arcobaleni, francobolli e immagini creati dalla Danon sono esposti come testimoni di questo mondo fantastico.


DOVE: Brescia
QUANDO: 27 maggio
"Brescia Photo festival" / "Belle dentro"

Per "Brescia Photo festival", fino al 14 luglio "Belle dentro. Racconti di libertà sospesa dal carcere femminile di Verziano" a cura di Renato Corsini e Carlo Alberto Romano. Orari: da giovedì a domenica dalle 15 alle 19, chiuso tutti i lunedì, martedì e mercoledì.

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15 ritratti saranno esposti nelle stazioni della metropolitana nelle giornate del festival, l’intero reportage sarà allestito allo Spazio contemporanea.

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Andy Warhol diceva che «nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti» e, aggiungo io, «avrà diritto alla sua straordinaria quotidianità»: quella che una detenuta perde quando mette piede in un carcere, quella che la fotografia segnaletica le toglie come primo atto di allontanamento dalla realtà, come estraniazione dai meccanismi, anche di rappresentazione, della propria personalità.

Mentre “fuori” la propria immagine diventa sempre più momento di comunicazione demandato alla bulimia dei selfie e alle applicazioni degli smartphone, “dentro” ogni forma di racconto visivo è bandita e negata dall’impossibilità di usare qualsivoglia mezzo fotografico.

Senza una sua rappresentazione, senza la possibilità di esibirne testimonianza anche la femminilità delle detenute viene pesantemente mortificata insieme alla privazione della libertà che l’espiazione della pena comporta. Il momento riabilitativo dimentica una delle sue componenti più significative e probabilmente più sentite: quella dell’attenzione alla propria immagine, che perde di significato senza il confronto con l’esterno. Penso sia anche per questo, per il desiderio di avere comunque documentazione di un vissuto che, pur negativo, appartiene alla propria vita, per la possibilità di condividere un’esperienza diversa all’interno del carcere, e per giocare con se stesse, che le ospiti della casa circondariale di Verziano abbiano con entusiasmo accettato di comparire in questo lavoro.

Comunicare con l’esterno, rivendicare anche con orgoglio la propria esistenza nella coscienza di aver fatto un errore o nella consapevolezza di esserne semplicemente vittime, costituiscono motivazioni sufficienti ad accettare la proposta di un racconto per immagini. La routine penalizzante di un percorso carcerario contrapposta alla straordinarietà di una sala posa, di un set dove sentirsi protagoniste dopo una seduta di trucco e parrucco nelle sapienti mani di professionisti, hanno dato corpo a questa bellissima esperienza, senza quelle gerarchie e complessi d’inferiorità o di frustrazione che uno si immagina in queste situazioni.

Renato Corsini


DOVE: Brescia
QUANDO: Fino al 13-07-2019
Gli animali nell'arte

Ultimo giorno per la Mostra "Gli animali nell'arte - dal Rinascimento a Ceruti". Orario d'apertura 10-20.


DOVE: Brescia
QUANDO: 9 giugno
"L'eccezionalità del quotidiano"

In esposizione "L’eccezionalità del quotidiano", opere di Stefano Santi, da giovedì a domenica, dalle 16 alle 19.30, fino al 9 giugno.

Saranno esposti dipinti e schizzi, realizzati dal 2016 ad oggi, che ritraggono il mondo più amato dall’artista: quello delle nature morte e delle architetture rurali. Quest’ultime rappresentano uno studio attento delle trasformazioni che hanno modificato il panorama della campagna lombarda. I soggetti che più affascinano Santi sono i ruderi di un mondo contadino che sta scomparendo, come le cascine abbandonate, le centraline elettriche dismesse, i muri di case diroccate. In un momento storico dove la tutela dei beni artistici e architettonici è sempre più correlata con quella ambientale, l’indagine di Santi, svolta con poetica attenzione, permette all’osservatore di riflettere sui temi della salvaguardia del territorio. L’artista, raffigurando ambienti solitamente trascurati (ricordiamo le opere Latrina, Roccolo, Barchessa prefabbricata, ecc.), propone un’attenta osservazione dei luoghi del vivere quotidiano, con occhi radicalmente nuovi. Scrive a tal proposito la curatrice Elisabetta Pozzetti: "Stefano Santi mette in campo un’azione salvifica, una redenzione insperata strappando dall’usura dello sguardo e dall’automatismo della consuetudine una nuova luce agli oggetti che costellano l’intimità domestica, alle architetture che punteggiano la planarità, spesso noiosa, della pianura, agli arredi anonimi di una stanza di ospedale, divenuta per lui oblò di una rinnovata ispirazione. Armato di un segno sicuro, volutamente censorio perché volto all’essenzialità, esalta la bellezza di una ritrovata archeologia rurale in dialogo con un’edilizia ritagliata in forme squadrate e solide, radicate in un immaginario piano urbanistico, sottratto di inutili orpelli e accessori manierati. La forza del gesto espresso in pennellate sicure e strutturate, costruisce un impianto segnico potente e plastico, associato all’incanto per una luminosità che promana da sotto la pellicola pittorica, scaldando le tinte, dagli ocra vividi alle terre bruciate fino ai blu oltremare. Nella dialettica tra antico e nuovo, tra rurale e urbano, tra spazio e forma, tra cielo e terra, si genera la vera identità del suo lavoro: l’affermazione incondizionata del valore della memoria e dell’eccezionalità che si cela in ciò che è percepito come ovvio. La strategia rivoluzionaria che attua dinanzi all’inesorabile oblio risiede allora nella sua arma più fine ed efficace: la pittura. Intrisa di un profondo e malinconico lirismo".


DOVE: Brescia
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