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Aids oggi: Vittorie, Sconfitte, Speranze
Sono trascorsi 30 anni circa da quando l’Aids ha iniziato a far parlare di sé e in molti ne hanno riferito: troppo e male. Ovunque nel mondo, anno dopo anno, si realizzava la gravità della pandemia; se ne individuavano le cause e le modalità di diffusione, entravano in scena gli untori (opinionisti, politici, religiosi) e gli unti: drogati, omosessuali, eterosessuali dal sesso facile e promiscuo. E più gli anni passavano e più la scienza medica, attiva su tutti i fronti per trovare soluzioni che potessero arginare i milioni di morti che il virus dell’Hiv andava seminando in tutto il mondo, realizzava che bisognava procedere di pari passo anche con mirate politiche di educazione e prevenzione. Così è stato. Ma, se nei paesi sviluppati queste campagne hanno avuto un qualche successo, le stesse sono state praticamente inutili nei paesi in via di sviluppo dove essere prolifici, fare tanti figli, significa, sopravvivenza e discendenza. Una volta.

Adesso è solo morte che genera morte. Perchè la realtà dei paesi emergenti, soprattutto nell’ Africa sub Sahariana è proprio questa: qui vivono 30 milioni di individui portatori del virus Hiv ( pari a tre quarti dei sieropositivi del mondo) e il 90% dei bambini infetti dal virus. Per una madre sieropositiva la possibilità di vedere crescere il proprio bambino si riduce a pochi anni; per il bambino che nasce da madre sieropositiva la probabilità di venire infettato varia dal 25% al 45 %. La metà di questi bambini morirà entro i due anni di età.

Per venire incontro ai bisogni dei bambini e dei giovani colpiti dall’Hiv, l’UNICEF, l’UNAIDS e le altre organizzazioni parteners della campagna globale "Uniti per i bambini, uniti contro l’Aids" stanno focalizzando i propri interventi in 4 aree: prevenire il contagio tra madre e figlio, procurare le cure pediatriche, prevenire la diffusione del contagio tra gli adolescenti ed i giovani, proteggere ed aiutare i bambini colpiti dall’Hiv.

Tra le vittorie registrate in questi ultimi anni nella lotta all'Aids, va segnalata quella che porta il nome di un bambino "Takunda" che in lingua shona vuol dire "abbiamo vinto". Takunda oggi ha 8 anni ed è diventato l’emblema della speranza africana. Safina Maghodi, 25 anni, madre di Takunda, era sieropositiva. Secondo le statistiche, il suo piccolo aveva alte probabilità di essere infettato alla nascita e di morire nel giro di pochi anni. Safina però ha scelto per il suo piccolo la vita ed ha accettato di sottoporsi al trattamento con un farmaco antiretrovirale che dimezza le possibilità di trasmissione del virus. Una terapia semplice e poco costosa: una pastiglia alla mamma durante il travaglio ed un sorso di sciroppo al neonato a 48 ore di vita. Takunda è così nato sotto una buona stella, accesa dall’organizzazione non governativa CESVI (Cooperazione e Sviluppo) di Bergamo con il progetto “Fermiamo l’Aids sul nascere” nello Zimbabwe e nelle baraccopoli di Città del Capo. Ma altre stelle brillano nel firmamento dell’ Africa australe come quella del progetto ESTHER (Ensemble pour un Solidarieté Therapeutique En Reseau) che coinvolge numerose realtà bresciane: gli Spedali Civili e l'Università di Brescia (Clinica Pediatrica e Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali), la Medicus Mundi Italia, impegnate in attività di formazione per il personale nell’ ambito della prevenzione, diagnosi e cura dell’infezione da HIV in Burkina Faso, a supporto delle strutture sanitarie dei Padri Camilliani.

Anche l’Associazione “Essere Bambino” di Brescia, da sempre coinvolta nella tutela della salute dei bambini senza frontiere, ha organizzato di recente un convegno sull’ Aids pediatrico, dedicato alle strategie migliori da attuare per trasferire gli strumenti di ricerca scientifica e dell’ assistenza anche nei paesi poveri del mondo.

Per parlare di AIDS oggi, in un confronto tra i paesi sviluppati e quelli emergenti, tra passato e futuro, tra vittorie e sconfitte e speranze per il futuro, sarà presente in studio il Prof. Giampiero Carosi, Direttore della Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali dell’ Univ. degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera "Spedali Civili" di Brescia.



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