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Droghe e danni collaterali
E’ trascorso un anno dalla morte di Nicole, la ragazza di Rovigo che, durante un rave party non autorizzato al Lido di Venezia, si è accasciata, per sempre, sulla spiaggia . Aveva sedici anni. Mentre Nicole moriva a Venezia di ecstasy, nella bassa bresciana circa 2.000 ragazzi si riunivano per un altro rave ed un ragazzo veniva trovato in possesso di un nuovo tipo di droga sintetica ad effetti devastanti: il crystal meth: una metanfetamina che brucia il cervello, in modo irreversibile.

Il fatto è che la maggior parte dei giovani che assume droghe: cocaina, ecstasy, chetamina, popper, shunk, e tutte le altre specialità che il libero mercato offre, crede fermamente di essere un superman o una superwoman; un tossicoindipendente in grado di smettere di “farsi“ quando vuole. Non è così. Non è assolutamente così! Perché il cervello e la forza di volontà che deriva dal suo normale funzionamento, non è più lo stesso: da un punto di vista morfologico e funzionale. Non c’è volontà che tenga.

Ed infatti niente e nessuno sembra avere la forza di fermare questi ragazzi, poco più che bambini che, ogni week-end, sfidano la vita e la morte. E’ come vedere andare alla guerra, in prima linea, giovani soldati totalmente inesperti ed inermi, dal destino segnato.

Le nuove tecniche di immagine non invasive per studiare il cervello e la sua attività lo confermano: tutte le sostanza da abuso, in modo diretto o indiretto, sono in grado di alterare la neurotrasmissione dopaminergica in aree cerebrali importanti per la gratificazione, per l’ apprendimento e per il “prendere decisioni”. Molti neuroni muoiono e non rinascono più.

Non bisogna però dimenticare che la cocaina, in assoluto la droga più usata, può essere fatale indipendentemente dalla quantità assunta e può provocare infarti, ictus, arresti cardiaci, edemi polmonari.

Chi dice queste cose ai nostri ragazzi, prima che il loro futuro sia segnato per sempre? L’allarme è rosso, inutile far finta di non vedere: tutti sono a rischio. La droga ed i suoi messaggeri di morte sono furbissimi e frequentano i luoghi dove si affollano ragazzi e ragazzini, dalle scuole alle discoteche, più dei genitori volenterosi e delle Volanti di polizia.

La scienza moderna oggi può aiutare i giovani, ha i mezzi per farlo: è in grado di mostrarti il tuo cervello mentre ridi, piangi, mangi e fai l’ amore e te lo fa vedere come materia viva, pulsante, che ti trasmette tutto di te, a luci gialle, rosse, verdi e blu; senza bisogno di droghe esterne. Di fatto bastano quelle che noi stessi spontaneamente produciamo, a segnare il ritmo della nostra vita e a dirci che è ora di svegliarsi, che è ora di nutrirsi, che è ora di gioire, di dormire e di fare l’amore.

Un recente rapporto dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha evidenziato, sulla base dei sequestri effettuati dalle autorità competenti, che il consumo delle droghe sintetiche si è decuplicato nell’ ultimo decennio, da 4 tonnellate sequestrate si è passati a 40 tonnellate, e che questa diffusione interessa sempre di più il mondo giovanile.

Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio su Droga, Alcol e Fumo dell’I.S.S.(Istituto Superiore di Sanità ) l’età del primo approccio con le sostanze di abuso si colloca tra gli 11 ed i 17 anni, con una media della prima esperienza che si attesta al di sotto dei 13 anni.

Dati allarmanti, per arginare i quali è indispensabile rafforzare i momenti preventivi moltiplicando le iniziative di dialogo con i giovani, sia in famiglia sia nella scuola .

Bisogna dirlo ai nostri ragazzi che la cocaina ti può far scoppiare il cuore, che può farti venire un attacco epilettico. Bisogna dirlo ma non può essere il messaggio leader perché altrimenti tutti quelli che assumono droghe e non hanno conseguenze negative si sentiranno autorizzati a continuare a farlo e penseranno: “Mi hanno raccontato una palla ancora una volta. Io sono diverso”. Dunque un progetto di cambiamento della prospettiva culturale sulle droghe passa anche attraverso il discorso sulla loro pericolosità ma deve essere supportato da un coinvolgimento attivo dei giovani che li ponga al centro della loro vita e delle loro bisogno di conoscenza e di sperimentazione.

In risposta a questa preoccupante realtà è nata a Brescia un’iniziativa significativa, organizzata dalla Clinica Psichiatrica dell’Università diretta dal prof. Emilio Sacchetti, in collaborazione con il nucleo di Brescia di Idea (Istituto per la Ricerca e la Prevenzione della Depressione e dell’Ansia).

Il progetto si pone l’obiettivo di fornire ai giovani delle scuole medie superiori informazioni rigorosamente scientifiche, esaurienti e dettagliate circa i danni provocati al cervello dall’assunzione di droghe. La prima serie di incontri si è tenuta di recente presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina dell’Università ed ha visto la partecipazione di circa 1.500 ragazzi (pienamente informati e consenzienti) appartenenti alle scuole medie superiori della nostra città.

A tutti, nei giorni antecedenti l’incontro, è stato distribuito un libretto contenente le informazioni fornite nel corso delle conferenze, consentendo così una vera interattività tra ragazzi e docenti.

Del progetto “Assunzione di droghe: danni collaterali” parlerà il prof. Emilio Sacchetti, prof. ordinario di Psichiatria presso l’Università degli studi di Brescia, nel corso di una trasmissione nella quale sarà trasmesso un intervento magistrale del prof. Gianluigi Gessa, neurofarmacologo, fondatore della Società Italiana Tossicodipendenze, già ospite di Panacea dieci anni or sono.



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