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Le Epidemie del Nuovo Millennio
I Paesi industrializzati, negli ultimi decenni, sono stati caratterizzati dal diffondersi di patologie cronico-degenerative: malattie cardiovascolari, tumori, diabete, obesità, osteoporosi, responsabili di gran parte delle morti a livello globale (circa 35 milioni ogni anno, pari al 60% di tutti i decessi nel mondo e all’80% dei decessi nei Paesi a basso e medio reddito) e di condizioni di disabilità nella popolazione. Le NCDs (Non Communicable Diseases) sono inoltre una causa di povertà sottostimata e rappresentano un serio ostacolo allo sviluppo economico, riducendo il prodotto interno lordo (PIL) entro il limite del 5% nei Paesi a basso e medio reddito. Gli esperti di Sanità Pubblica sono preoccupati per l'impatto della crisi economica mondiale e avvertono che l'emergente epidemia delle NCDs minaccia di sopraffare i sistemi sanitari di tutto il mondo se non saranno messe in campo idonee misure di contenimento e prevenzione.

Il professor Pekka Puska, Presidente della World Heart Federation (Federazione Mondiale del Cuore) fa dunque appello con urgenza alla comunità internazionale per assicurare che i modelli di finanziamento applicati alle malattie infettive, come l' AIDS, la tubercolosi e la malaria siano adottati per fermare la spirale di decessi da NCDs, prima che i più vulnerabili siano spinti sempre di più nella trappola della povertà.

Le NCDs sono attribuibili all'interazione di svariati fattori: genetici, ambientali e soprattutto legati allo stile di vita, come il fumo, l'abuso di alcool, regimi alimentari poco sani e l'inattività fisica. Nel loro determinismo intervengono dunque più fattori e risulta difficile riconoscere e stabilire un collegamento netto con un solo determinante responsabile. L’alimentazione ha sicuramente però un ruolo importante sia come fattore di rischio sia come fattore protettivo.

In particolare, se consideriamo tra le patologie cronico-degenerative l’obesità, ritroviamo un rapido incremento negli ultimi anni nella prevalenza dell’obesità che riguarda sia l’età adulta sia l’età infantile. Questo fenomeno è attribuibile soprattutto a cambiamenti ambientali e sociali verificatesi negli ultimi decenni, che influenzano il comportamento alimentare, lo stile di vita e l’attività fisica e che riguardano gran parte della popolazione mondiale. Tali cambiamenti favoriscono in special modo la tendenza ad uno stile di vita sempre più sedentario e ad un consumo di alimenti ad alto contenuto energetico, fattori che favoriscono l’instaurarsi di un bilancio energetico positivo, con conseguente accumulo di tessuto adiposo. In Italia il 33,9% della popolazione adulta è in sovrappeso, il 9 % è francamente obeso. Sempre nel nostro Paese il 4 % dei bambini e degli adolescenti con un étà compresa tra 6 e 17 anni, sono risultati obesi e il 20% in soprappeso; il problema interessa sopratutto la fascia d'étà compresa tra i 6 ed i 13 anni e maggiormente i maschi rispetto alle femmine.

La vastità e la complessità del problema "sovrappeso/obesità", richiede un intervento urgente e l'applicazione a livello planetario di strategie individuate ed auspicate dall'OMS: un cambiamento qualitativo e quantitativo della dieta, un aumento dell'attività fisica, la lotta contro il fumo. Un rapporto redatto da una commissione di esperti e promosso congiuntamente dall’OMS e dalla FAO (Food and Agriculture Organization) evidenzia i fattori di rischio e di protezione per patologie croniche a componente nutrizionale, nonché gli obiettivi in grado di modificare il rischio attribuibile legato all’esposizione ad uno specifico fattore.

Dalle evidenze disponibili, è possibile evincere quanto segue: 1) Le abitudini alimentari inadeguate, l’inattività fisica e il fumo sono comportamenti confermati a rischio per le malattie croniche. 2) I nutrienti e l’attività fisica possono influenzare l’espressione genica e possono definire una predisposizione. 3) Un ambiente nutrizionale postnatale adeguato e appropriato è importante. 4) Migliorando le abitudini alimentari e i livelli di attività fisica degli adulti e dei soggetti più anziani si ridurranno i rischi per le malattie croniche che portano a morte e inabilità. 5) La prevenzione secondaria attraverso la dieta e l’attività fisica è una strategia complementare nel ritardare la progressione delle malattie croniche esistenti e nel ridurre la mortalità e la disabilità derivanti da tale malattie.

Le malattia cardiovascolari (CVD) sono la principale causa di morte in tutto il mondo. Si stima che circa 17,2 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie cardiovascolari, e che mantenendo questo trend potrebbero aumentare a quasi 20 milioni entro il 2015. L'incidenza dei decessi imputabili a malattie cardiovascolari continuano ad aumentare, si accreditano il 30% di tutti i decessi nel mondo. Circa l'80% di questi decessi e l’87% di disabilità connesse si verificano nei Paesi a basso e medio reddito. Le malattia cardiovascolari interessano il cuore o i vasi sanguigni e comprendono le malattie cardiache, l’ictus e l’ipertensione arteriosa.

Il tumore è la seconda causa di morte in tutto il mondo. Più di 11 milioni di nuovi casi vengono diagnosticati ogni anno, e circa 8 milioni di persone muoiono di cancro - oltre il 70% di loro nei Paesi a basso e medio reddito. Se questo trend viene mantenuto, 15,5 milioni di persone avranno una diagnosi di tumore nel 2030, e circa 12 milioni di persone moriranno per tale patologia. Circa un terzo (30-40%) di tutti i tipi di cancro può essere prevenuto, un altro terzo può essere curato grazie alla diagnosi precoce e al trattamento.

Il diabete è una delle principali cause di cecità, insufficienza renale, infarto, ictus e amputazione. Il numero di persone che vivono con il diabete è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi 30 anni. Nel 1985, si stima che 30 milioni di persone in tutto il mondo avessero il diabete. Poco più di un decennio dopo, la cifra era salita a oltre 150 milioni. Oggi, secondo le cifre fornite dall’IDF ( International Diabetes Federation), si superano i 250 milioni. Altre 300 milioni di persone sono a rischio elevato di sviluppare questa malattia. Se non si adottano misure per attuare efficaci programmi di prevenzione e di controllo, l’ IDF prevede che il numero totale delle persone con diabete saranno 380 milioni entro il 2025. Il professor Martin Silink, Presidente della Federazione, spiega: "Il mondo non aveva dovuto fino ad ora far fronte ad una epidemia di NCDs. I sistemi sanitari dovranno adeguarsi rapidamente a mobilitare le risorse esistenti e a trovarne di nuove per affrontare l'epidemia attraverso la prevenzione e l'educazione. La maggior parte delle persone con malattie non trasmissibili come diabete, malattie cardiovascolari e tumore sono chiamati ad essere i primi responsabili della propria cura. I sistemi sanitari sono chiamati a sostenere, in tutti i modi, il ruolo delle persone con NCDs.”

Di Malattie Non Trasmissibili, degli obiettivi raggiunti per contrastarle e dei progetti di azione futura per combatterle si parlerà a Panacea con i seguenti relatori:

Prima puntata:
Prof. Lorenzo Cestari, prof. Ordinario di Chirurgia Generale presso l’ Univ. degli Studi di Bs, Responsabile dell’U.O. di Endoscopia Digestiva presso l’Azienda Ospedaliera, “Spedali Civili“ di Brescia.
Prof. Ugo Pazzaglia Prof. Ordinario di Ortopedia e Traumatologia, presso l’Univ. degli Studi di Brescia, Responsabile dell’U.O. di Ortopedia e Traumatologia presso l’Azienda Ospedaliera “Spedali Civili“ di Brescia.
Dott. Andrea Poli Direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy Dott. Ovidio Brignoli, medico di medicina generale, vice-presidente della S.I.M.G.

Seconda Puntata
Dedicata ad un confronto epidemiologico, diagnostico, preventivo e terapeutico tra le malattie non trasmissibili cardio-cerebro-vascolari e la malattia sessualmente trasmessa più temuta, l’AIDS.
Ospiti in trasmissione:
Prof. Enrico Agabiti Rosei, Direttore della 2ª Unità Operativa di Medicina, sede della Cattedra di Medicina Interna I dell'Università di Brescia
Prof. Giampiero Carosi Direttore della Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali, Univ. degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera “Spedali Civili“ di Brescia
Dott. Ovidio Brignoli Medico di Medicina Generale, vice-presidente della S.I.M.G.



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