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Gli OGM e la patata della discordia
Gli Organismi Geneticamente Modificati sono tornati di moda: se ne parla e scrive come ai tempi della pecora Dolly. A riaccendere l’interesse e le discussioni questa volta non è stata una pecora bensì una patata, la patata Anflora, subito ribattezzata la patata di Troia per ragioni comprensibili. Il 2 Marzo scorso la Commissione Europea, su parere positivo dell’EFSA (Ente Europeo preposto alla Sicurezza Alimentare), ha autorizzato - a sette anni dalla richiesta iniziale e dopo le dovute indagini - la coltivazione, per esclusivo uso industriale, della patata ingegnerizzata Anflora prodotta dal colosso germanico BASF (Badische Anilin Soda Fabrik). Ecco il perché del nomignolo dato alla patata in questione che è entrata nel Vecchio Continente attraverso uno dei suoi Paesi membri, ponendo così fine all’embargo sulle colture OGM in Europa.

Va detto che il 25% della produzione europea di patate è impiegata per produrre amido e alcool per l’industria della carta, della cosmetica, dei tessuti e per i mangimi per animali. La patata Anflora produce il 98% di amilopectina, la “preziosa” sostanza addensante utilizzata a livello industriale. La normalissima patata ne produce l’80%. Un 18% che fa la differenza in termini di milioni e milioni di euro- dollari per la BASF se il brevetto guadagna il mercato europeo e quello internazionale. Da notare che la BASF è la prima Multinazionale europea a fare uscire dai propri laboratori un vegetale geneticamente modificato.

É opportuno ricordare che le piante geneticamente modificate dal 1989 sono sempre e solo quattro: mais, soia, colza e cotone e che, nel mondo, coprono una superficie pari a 134 milioni di ettari, ossia il 9% delle colture mondiali. Questo, a tutto vantaggio dei colossi d’oltreoceano: Monsanto, Syngenta e Dupont che oramai in Paesi come l’Argentina, guidano le politiche agricole, a tutto svantaggio della biodiversità colturale e delle comunità contadine che abbandonano le campagne per le città. La prossima conquista sarà l’Asia con il permesso, da parte del comitato cinese per la biosicurezza, alla coltura del riso trangenico. E se la Cina decide di scegliere gli OGM per risolvere i suoi non pochi problemi, i dati su questo mercato cambieranno ulteriormente e profondamente. Il prof. Marcello Buratti, dell’Istituto di Genetica dell’Università di Firenze, ricorda che la stabilità ambientale dei Paesi dipende dalle loro biodiversità naturali e dagli ecosistemi con le loro migliaia di specie viventi. L’espansione delle coltivazioni transgeniche incomincia proprio consumando superfici di ambienti naturali che così risultano più facilmente esposti ai cambiamenti di qualsiasi tipo: da quelli climatici, ai terremoti, ai maremoti, agli incendi. Il disboscamento ha già prodotto in Argentina la sparizione dell’80% dei suoi boschi nativi. Insomma in sud America l’allarme è rosso!

E in Europa? Le coltivazioni transgeniche sono contenute entro un numero di ettari che potrebbero essere compresi nella superficie del Comune di Roma e che, nell’ ultimo anno, sono arretrate del 12%; lo stesso bacino del Mediterraneo è indenne (eccezion fatta per l’Egitto). Il Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso, a fronte delle numerose critiche che gli sono piovute addosso, ha dichiarato di non voler imporre la coltura degli OGM in Europa. Il nostro Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Luca Zaia, si è dichiarato contrario ed ha detto che in Italia verrà difesa e salvaguardata l’agricoltura tradizionale e la salute dei cittadini. Favorevoli alla patata Anflora numerosi scienziati italiani, dalla prof.ssa Rita Levi Montalcini ad Umberto Veronesi a Silvio Garattini a Edoardo Boncinelli, genetista del San Raffaele di Milano, che ha sottolineato che «il dovere dello scienziato è quello di ricercare, quello dello Stato è quello di far sapere». La corretta informazione sembra dunque essere l’unico strumento per combattere paure e pregiudizi. E non solo quella fatta dallo Stato.

Panacea affronta il delicato argomento con i massimi esperti:
il prof. Sergio Barlati, Prof. ordinario di Biologia e Genetica dell’Univ. degli Studi di Brescia;
il prof. Marcello Buiatti, Prof. ordinario di Genetica presso l’Univ. degli Studi di Firenze;
il prof. Edoardo Boncinelli, Prof. di Biologia e Genetica presso l’Univ. Vita-Salute di Milano;
il prof. Michele Carruba, Prof. di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana dell’Obesità.



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