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No alle droghe (prima parte)
No alla droga “Cocaina, lei non mente così cantava J.J. Cale in un suo pezzo degli anni settanta, ripreso poi da Eric Clapton e Lou Reed.
«She doesn't lie, she doesn't lie, cocaine», una sorta di ritornello ossessivo inneggiante alla polvere bianca in grado di dare euforia e sensazioni esilaranti. Per questo “la regina” delle droghe piace tanto, anche se poi fa strage di cuori e di cervelli.

La storia delle Top Five, le cinque sostanze che hanno il potere di dare piacere e indurre in chi le assume la voglia di ripetere l'esperienza, è nota. Le magnifiche, o diaboliche, sostanze sono il succo fermentato di frutti o cereali (alcol), il lattice della capsula di papavero (morfina), le foglie della coca (cocaina) e del tabacco (nicotina), le foglie, le infiorescenze e la resina della cannabis (tetracannabinolo). Per millenni l'uomo ha usato queste sostanze, senza conoscerne il principio attivo, per combattere il dolore, il sonno, la fame, per procurarsi piacere o per uccidere.

Gian Luigi Gessa, neurofarmacologo e fondatore della Società Italiana delle Tossicodipendenze (S.I.T.D.), in una trasmissione di Panacea, alcuni anni or sono, così raccontò ai giovani presenti in studio: “Queste droghe sono sempre state con l’uomo. Basti pensare all’alcol e alla famosa sbornia di Noè, descritta nella Bibbia, con gli effetti iniziali della fase eccitatoria, seguiti poi sia dalla fase rilassante- depressiva quando, come dice la Bibbia, Noè si addormentò in “malonesta positura”. Dell’ oppio, da cui si estrae la morfina che poi diventa eroina, ne ha parlato Omero e nel sud -America le foglie di coca vengono masticate con la cenere per estrarne meglio il principio attivo. Cosa hanno di magico queste droghe che piacciono sino al punto che in molti, poi, non ne possono fare più a meno?”.

A questo punto il prof. Gessa piuttosto che descrivere gli effetti farmacologici delle differenti sostanze, narrò un piccolo, breve apologo che gli era stato trasmesso da un farmacologo indiano. “Tre giovani rientrano tardi alla città di Benares, quando la città era ancora circondata da mura, e trovano la porta chiusa. Il primo dice: c’è una luna meravigliosa, io rimango qui, mi distendo e me la godo. Il secondo afferma sicuro: no, io sfonderò il portone ed entrerò. Il terzo sussurra: io entrerò dal buco della serratura. Questi giovani – spiegò il prof. Gessa- avevano preso gli “uppers “, come li chiamano gli americani, sostanze cioè in grado di rendere l’uomo un Rambo, senza paura, senza fame né sete, fortissimo e probabilmente anche cattivo, in grado, con la cocaina o con l’eroina, di sfondare un portone; desideroso solo di sdraiarsi e godersi la luna, sotto l’ effetto della cannabis o della marijuana oppure in grado di fare un viaggio particolare passando attraverso il buco della serratura, con un allucinogeno. In questo piccolo apologo è contenuta la farmacologia di queste sostanze e noi ci chiediamo cos’hanno questi farmaci che, pur nella loro diversità, ci rendono aggressivi mentre altri ci rendono tranquilli e buoni e che cosa di diabolico hanno che quando si smette di prenderli, uno maledice il momento in cui è caduto in tentazione”. Alla mia domanda su quali fossero, tra le droghe citate, le più pericolose per la salute fisica e psichica dell’uomo, così rispose: ”Se dovessi classificare le droghe per la loro capacità di dare morte metterei al primo posto la nicotina contenuta nel tabacco. In America ogni anno muoiono circa 400.000 persone. In Italia, con le dovute proporzioni, la mortalità è la stessa e siccome morire fa male alla salute dovremmo dire che questo è un effetto da non trascurare. Subito dopo metterei l’alcol perché, ancora una volta, di alcol si muore. Guardi che so che sto invertendo l’ordine comunemente accettato ma, facendo ancora riferimento alla classifica americana, ogni anno muoiono circa 50.000 persone per l’alcol, per i problemi che l’alcol produce direttamente sull’organismo oppure per le conseguenze dovute alla sua assunzione come gli incidenti stradali che sono, praticamente per metà, dovuti al consumo di bevande alcoliche; anche i suicidi e gli omicidi sono spesso dovuti all’abuso di alcol.

Con l’eroina i morti diventano molto meno, con la cocaina ancora di meno e con la marijuana si possono contare veramente sulla punta delle dita. La morte è un evento luttuoso, molto grave ma, a costo di apparire cinico, direi che la morte non è la cosa più importante quando si parla di tossicodipendenze perché, a volte, è peggio un tossico vivo, un alcolista vivo che un alcolista morto e spesso la morte è la fine di una storia terribile. Per alcuni tossici la morte è una liberazione e molti di quelli che muoiono non muoiono per incidenti di overdose ma muoiono perché quella vita per loro è diventata insopportabile. Quindi io mi preoccupo dei tossici vivi perchè il loro organo principale, il cervello, dalle droghe è stato in qualche modo modificato. Un uomo che non resiste alla tentazione terribile di autodistruggere la sua parte migliore è un uomo che non possiede la cosa migliore che ha: la libertà, il cosi detto libero arbitrio. Non parlo di tutti, ovviamente, ma di coloro che, dalla assunzione delle droghe, hanno questo terribile effetto. Questi sono coloro che soffrono da vivi“.

Oggi gli studi delle Neuroscienze hanno consentito di scoprire il mistero per cui le Top Five e tutte le droghe sintetiche producono piacere e stregano chi ne fa uso. Le nuove tecniche di imaging per studiare il cervello e la sua attività lo confermano: tutte le sostanza da abuso, in modo diretto o indiretto, sono in grado di alterare la neurotrasmissione dopaminergica in aree cerebrali importanti per la gratificazione, per l’apprendimento e per il “prendere decisioni”. Molti neuroni muoiono e non rinascono più. Non bisogna però dimenticare che la cocaina, in assoluto la droga più usata, può essere fatale indipendentemente dalla quantità assunta e può provocare infarti, ictus, arresti cardiaci, edemi polmonari.

Chi dice queste cose ai nostri ragazzi, prima che il loro futuro sia segnato per sempre? L’ allarme è rosso, inutile far finta di non vedere: tutti sono a rischio. La droga ed i suoi messaggeri di morte sono furbissimi e frequentano i luoghi dove si affollano ragazzi e ragazzini, dalle scuole alle discoteche, più dei genitori volenterosi e delle volanti di polizia.

La Scienza moderna oggi può aiutare i giovani, ha i mezzi per farlo: è in grado di mostrar loro il cervello mentre si ride, si piange, si mangia e si fa l’ amore e lo mostra come materia viva, pulsante, a luci gialle, rosse, verdi e blu; senza alcun bisogno di droghe, perchè di fatto bastano quelle che noi stessi spontaneamente produciamo, a segnare il ritmo della nostra vita e a dirci che è ora di svegliarsi, che è ora di nutrirsi, che è ora di gioire, di dormire e di amare.

Un recente rapporto dell’ O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha evidenziato, sulla base dei sequestri effettuati dalle autorità competenti, che il consumo delle droghe sintetiche si è decuplicato nell’ ultimo decennio, da 4 tonnellate sequestrate si è passati a 40 tonnellate, e che questa diffusione interessa sempre più il mondo giovanile.

Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio su Droga, Alcol e Fumo dell’ I.S.S.(Istituto Superiore di Sanità) l’età del primo approccio con le sostanze di abuso si colloca tra gli 11 ed i 17 anni, con una media della prima esperienza che si attesta al di sotto dei 13 anni. Dati allarmanti, per arginare i quali è indispensabile rafforzare i momenti preventivi moltiplicando le iniziative di dialogo con i giovani, sia in famiglia sia nella scuola . Bisogna dirlo ai nostri ragazzi che la cocaina ti può far scoppiare il cuore, che può farti venire un attacco epilettico. Bisogna dirlo ma non può essere il messaggio leader perchè altrimenti tutti quelli che assumono droghe e non hanno conseguenze negative si sentiranno autorizzati a continuare a farlo e penseranno: “Mi hanno raccontato una palla ancora una volta. Io sono diverso”. Dunque un progetto di cambiamento della prospettiva culturale sulle droghe passa anche attraverso il discorso sulla loro pericolosità ma deve essere supportato da un coinvolgimento attivo dei giovani che li ponga al centro della loro vita e del loro bisogno di conoscenza e di sperimentazione.

In risposta a questa preoccupante realtà è stata promossa a Brescia un’iniziativa, organizzata dalla Fondazione I.D.E.A. (Istituto per la Ricerca della Depressione e dell’ Ansia), nella persona della sua presidente, sig.ra Teresita Frerotti con la pubblicazione di un opuscolo “Adolescenti e droga: pericoloso ignorare“ che è stato distribuito nelle scuole secondarie di primo grado. L’opuscolo è stato curato dal prof. Matteo Pacini, psichiatra dell’Univ. di Pisa.

Di questa nuova iniziativa si parlerà a Panacea con la presenza, in studio, di studenti delle scuole medie inferiori e con i seguenti relatori: prof. Matteo Pacini, specialista in Psichiatria dell’Università di Pisa presidente per l’Italia dell’Associazione Europea per il trattamento della Dipendenza da Oppiacei , consulente del Centro di Riferimento Alcologico del Lazio presso Azienda Policlinico Umberto I;
prof. Alessandro Padovani, professore Ordinario di Neurologia e direttore Clinica Neurologica Università degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia;
Prof. Sergio Pecorelli, Presidente dell’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco). Dall'archivio di Panacea:
intervista al prof. Gian Luigi Gessa neurofarmacologo e fondatore della Società Italiana delle Tossicodipendenze (S.I.T.D.).



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