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Radio Classica Bresciana
Cuore: un software per amico

Il Segnapassi artificiale del cuore ha da poco compiuto 50 anni e, ad un giro di boa cosi’ importante , si e’ presentato piu’ in forma che mai, piu’ elegante  nell’ aspetto ma soprattutto con tante funzioni in piu’. Il suo inventore, l’ ingegnere elettronico Earl Bakken, puo’ andare veramente fiero del suo piccolo robot che, dal 1957 ad oggi, ha salvato milioni di vite umane in tutto il mondo. Malati di cuore con alterazioni del ritmo di vario tipo e gravita’: chi l’ aveva troppo lento, chi troppo veloce, chi irregolare e chi rischiava di non averlo piu’ per sempre. Ogni anno in tutto il mondo sono circa un milione le persone che si sottopongono ad impianto di pace-maker. In Italia, ogni anno, se ne impiantano circa 60.000. Quelli che non conoscono il problema, fortunati loro, si chiederanno:” ma a che serve il pace-maker? come funziona?”. In parole semplici, il segnapassi artificiale del cuore sostituisce, in caso di bisogno, quello naturale che madre natura ha posto in un punto ben preciso dell’ atrio destro. Si tratta, in realta’, di un microscopico groviglio di cellule cardiache specializzate che, autonomamente, scaricano impulsi elettrici che determinano la contrazione delle cavita’ cardiache. La funzione base del pace-maker artificiale e’ dunque proprio quella di intervenire quando il cuore batte troppo lentamente o comunque in modo irregolare. Oggi, grazie agli enormi sviluppi nel settore della tecnologia ed in quello della bio-ingegneria, i pacemakers di ultimissima generazione hanno ampliato, e di molto, il  loro campo di azione  e sono in grado di modularsi in base alle differenti richieste del cuore in difficolta’. Questi piccoli computers di bordo infatti conoscono perfettamente la storia del cuore del proprio paziente e, monitorandone continuamente la funzione, capiscono al volo quando c’e’qualcosa che non va e, attraverso brevi impulsi elettrici,  risolvono il problema; spesso, senza che il paziente stesso se ne accorga! Questa caratteristica di adattamento della frequenza, e’ resa possibile grazie alla presenza di  speciali sensori capaci di riconoscere il cambiamento, all’ interno dell’ organismo,  di  alcuni parametri biologici ed elettrici ma anche di cambiamenti dello stato emotivo. La possibilita’ di  “ home monitoring “ dei suddetti parametri, permette inoltre al medico  di curare il proprio paziente a distanza e soprattutto di arrivare ad una diagnosi precoce di malfunzionamento dell’ apparecchio o di peggioramento dello stato di salute del paziente intervenendo precocemente e riducendo cosi’ i ricoveri in Ospedale. Queste sono le ragioni per cui il pace-maker non dimostra affatto i suoi 50 anni ed oggi Earl Bakken non ha difficolta’ alcuna ad affermare che se i primi pace-makers avevano il solo compito di stimolare la contrazione dei ventricoli ad una frequenza di 60-70 battiti al minuto, oggi , la loro grande abilita’ e’ quella di arrivare a curare non solo il sintomo ma la malattia vera e propria. Complimenti e grazie ancora all’ ing. Bakken  perche’ saranno sempre piu’ numerosi i cuori che in tutto il mondo continueranno a battere  “ per lui “.
Delle alterazioni del ritmo cardiaco, delle cause che piu’ frequentemente le determinano, dei pace-makers: quando impintarli, quando sostituirli, delle varie terapie combinate per contrastare le aritmie, si parlera’ in trasmissione con i seguenti relatori:


Dott. Cesare Proto
, Presidente Nazionale della S.I.C.O.A. ( Societa’ Italiana di Cardiologia Ospedalita’ Accreditata ), Dirigente dell’ Unita’ Operativa  Istituo Clinico  S. Anna di Brescia


Dott. Antonio Curnis
, Vice-Presidente dell’ A.I.A.C.( Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione) , Responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione
 “ Azienda Ospedaliera” Spedali Civili di Brescia


Dott. Armando Gardini
, Responsabile del Servizio di Aritmologia ed Elettrostimolazione presso l’ Istituto Clinico “ S. Anna “ di Brescia e la Casa di Cura “San Rocco”  di Ome, Franciacorta



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