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LA MANO CHE VEDE

Nel 1764 Carlo III de Borbon, reale di Spagna, creo’ per il “ Colegio de Cirugìa de Barcelona “  quello che oggi si definirebbe un logo; si trattava di una mano con al centro del palmo un occhio.  Sotto questa immagine era scritto un motto “ manu qua, auxilia quo “,  cioe’ : “ con quella mano, questo aiuto”.
Erano quegli gli anni in cui in Europa si assisteva ai primi significativi passi della chirurgia che poi si confermo’ in tutta la sua importanza nel secolo successivo sino ad arrivare ai nostri giorni con l’ apertura di scenari, solo cinquanta anni or sono inimmaginabili, a cominciare dalla sala operatoria. Una volta era tutto rigorosamente bianco: bianche le pareti della sala operatoria, bianchi i camici dei chirurghi ed i teli per coprire i pazienti, di cotone bianco erano i guanti e le mascherine per naso e bocca. Tutto era candido come le divise delle suore che, dalla messa del mattino, passavano direttamente alla sala operatoria con incombenze sia di ferrista che di anestesista. Allora era cosi’: lo strumentario era costituito da pochi e grossolani “ ferri “ del mestiere e, per obnubilare il sensorio dei pazienti, si somministrava etere solforico o cloroformio con la maschera di Esmark. Una lampada scialitica sospesa sul campo operatorio, ma piu’ spesso a stativo, illuminava il “ tempio “  dove celebrava un unico sacerdote: il chirurgo, dotato di grande intuito diagnostico ed operativo che lo portavano a vedere, ad operare  praticamente solo alla luce della sua conoscenza e coscienza.
“ Manu qua, auxilia quo”, negli anni ‘50 si era a questo punto.  Ma venti forti di innovazione iniziavano a soffiare per spingere sempre piu’ in avanti i confini della chirurgia e le sue indicazioni. A cominciare dai progressi in campo anestiosologico con la scoperta dei barbiturici e poi man mano di tutti i moderni farmaci e delle apparecchiture complesse ed ultratecnologiche che oggi consentono il monitoraggio continuo di tutti i parametri vitali del paziente. Non solo, sofisticati strumenti diagnostici, entrano spesso nelle sale operatorie per ulteriori esigenze diagnostiche intraoperatorie, specie in corso di interventi sulle vie biliari, sul fegato, sul pancreas ed in chirugia vascolare, rendendo sempre piu’ sicuro l’ atto chirurgico. Cosa dire poi dello strumentario chirurgico, vario e ricchissimo in stretta dipendenza degli interventi da eseguire sui differenti organi e tessuti?
L’ introduzione poi delle suturatrici meccaniche e delle protesi vascolari hanno cambiato drasticamente tempi e modalita’ di intervento per determinate patologie. Insomma il “ tempio “ nel giro degli ultimi decenni, si e’ trasformato quasi in un set cinematografico dove gli attori sono numerosi ed operano sotto la regia di un protocollo rigidissimo , standardizzato, studiato nel dettaglio  e dove ogni atto e’ previsto ed ogni pericolo scongiurato. O quasi. Certo e’ che nella moderna chirurgia, i limiti di intervento, sia per quanto riguarda le patologie che per quanto riguarda l’ eta’ del paziente, si sono fatti sempre piu’ sfumati consentendo di intervenire laddove, solo alcuni decenni or sono si diceva al parente del malato, “ ci spiace, non c’e’ piu’ nulla da fare “.  Con i trapianti d’ organo questa realta’ si e’ andata ulteriormente rafforzando dando speranza di nuova vita a chi non ha piu’ alternative. E’  pero’ grazie allo sviluppo concomitante della tecnologia che oggi la chirurgia e’ diventata meno invasiva e piu’ conservatrice. Mi riferisco allo sviluppo della tecnica endoscopica che, da iniziale indagine diagnostica, si e’ trasformata anche in mezzo terapeutico consentendo cosi’ di evitare determinati interventi chirurgici; mi riferisco soprattutto alla laparoscopia, metodica che consente oggi di eseguire procedure chirurgiche utilizzando un sistema di visione televisivo e di operare attraverso piccole incisioni cutanee. La grande innovazione della chirurgia laparoscopica e’ che il chirurgo non opera piu’ con le mani all’ interno del corpo del paziente, ma utilizzando strumenti ottici ed operativi introdotti atraverso le piccole incisioni praticate. In questo modo il chirurgo opera guardando il monitor che a sua volta riproduce fedelmente e con maggior definizione l’ immagine intraoperatoria. Nel 1989 e’ stato eseguita, per la prima volta, l’ asportazione di una cistifellea per via laparoscopica; da allora, una buona parte degli interventi di chirurgia generale, si eseguono con questa metodica. L’ ultima nata e’ infine la chirurgia robotica che ha ampliato ulteriormente il concetto introdotto dalla laparoscopia, nel senso che se in laparoscopia il chirurgo e’ “gentile” e non opera piu’ direttamente con le mani all’ interno del paziente, grazie al robot il chirurgo e’ addirittura lontano dal lettino operatorio con garanzia comunque di una maggior precisione tecnica di intervento. Viene a questo punto da chiedersi: l’ eccessivo sviluppo della tecnologia  contribuira’ a demitizzare la figura del chirurgo? E la mano del chirurgo che vede e’ destinata a rimanere solo il logo che il reale di Spagna creo’  per i chirurghi del
“ Colegio de Cirugìa de Barcelona” ? Forse no! L’ eta’ delle mani di un chirurgo, non va di pari passo con quella della sua vita operativa e quelle mani continueranno a vedere, rivestendo lo stesso ruolo anche nella moderna chirugia attraverso la robotica e la chirurgia teleguidata. Le mani del chirurgo sono e resteranno sempre le messaggere operative di un pensiero che e’ la somma di coscienza, conoscenza e dottrina.
Dell’ evoluzione della chirurgia negli ultimi decenni, delle nuove metodiche di intervento per via laparoscopica, di chirurgia robotica e, soprattutto, delle indicazioni delle differenti metodiche; di costi e benefici della moderna chirurgia che opera sempre di piu’ in una Sanita’ che cambia, si parlera’ in trasmissione con i seguenti relatori:

Prof. Stefano Maria Giulini, direttore della Clinica Chirurgica dell’ Univ. degli studi di Bs e dell’ U.O. della terza Chirurgia Generale dell’ Azienda Ospedaliera, Spedali Civili di Bs.
Prof. Guido Tiberio, prof. Straordinario di Chirurgia Generale dell’ univ. degli studi di Bs e dell’ U.O. della terza Chirurgia Generale dell’ Azienda Ospedaliera, Spedali Civili di Bs.



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