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Il Tumore del collo dell’ utero
Il tumore del collo dell’utero è il primo tumore ad essere riconosciuto dall’O.M.S. come totalmente riconducibile ad una infezione: esso e’ infatti causato dall’infezione genitale con il virus del papilloma umano e rappresenta la seconda causa più comune di morte per tumore, tra le giovani donne nel mondo, dopo il tumore al seno.

Ogni anno mezzo milione di donne nel mondo ricevono una diagnosi di cancro del collo dell’utero. Ogni anno più di 280.000 donne muoiono per cancro del collo dell’utero. Ogni giorno in Europa 40 donne muoiono a causa di questa malattia. In Italia, ogni anno, si registrano circa 4.000 nuovi casi nuovi casi e circa 1.700 donne muoiono di questo tumore. Il papilloma virus ( HPV) è l’ agente virale responsabile del carcinoma della cervice uterina.

L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione e negli Stati Uniti la condilomatosi genitale ( associata a tipi di HPV a basso rischio oncogeno ) rappresenta la malattia sessualmente trasmessa più diffusa. Si calcola che almeno il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita, con un picco di prevalenza nelle donne giovani, fino a 25 anni di età.

Esistono circa 120 genotipi del virus che possono colpire il genere umano. Di questi, il tipo 16 è responsabile di circa il50% dei casi di cancro alla cervice uterina, il tipo 18 del 20% ed i restanti genotipi di circa il 30%. I genotipi 6 e 11 sono responsabili del 90% dei condilomi genitali. Quasi tutte le infezioni da HPV sono transitorie e guariscono spontaneamente, senza esiti. In alcun casi si formano alterazioni del tessuto che riveste il collo dell’ utero, le così dette displasie; alcune di queste regrediscono spontaneamente, altre possono evolvere verso il tumore vero e proprio, impiegando circa 10-15 anni. Ecco perché la prevenzione del cervico-carcinoma è basata sui programmi di screening che, evidenziando le lesioni pre-cancerose, consentono di intervenire prima che le stesse si trasformino in lesioni tumorali. Il Pap test, entrato nell’uso clinico da oltre 40 anni, è l’ unico test di screening approvato in Italia e, grazie ad esso, i casi di mortalità per il cancro del collo dell’ utero sono diminuiti nel nostro Paese. Il Pap test consente di identificare non solo le lesioni tumorali molto precoci, ma anche quelle preneoplastiche: si tratta quindi di uno strumento in grado di ridurre sia la mortalità per carcinoma, favorendone la diagnosi in una fase in cui il trattamento può essere efficace, sia l’ incidenza della neoplasia invasiva, attraverso il trattamento delle forme precancerose. In Italia si stima che ogni anno vengano effettuati 6 milioni di Pap test in strutture sia pubbliche che private. Di essi 92.000 hanno un esito che necessita di un approfondimento diagnostico, 47.000 evidenziano lesioni a basso grado e a 15.000 donne circa vengono diagnosticate lesioni di alto grado. Ecco perché il Pap test è raccomandato ogni tre anni nella popolazione femminile compresa tra 25 e 64 anni. Un appuntamento con la salute da non perdere per chi ama la vita.

Del tumore del collo dell’utero e di come prevenirlo si parlerà in studio con i seguenti relatori:
Prof. Sergio Pecorelli, prof. Ordinario di Ostetricia e Ginecologia, Cattedra di Ginecologia Oncologica, Univ. Degli studi di Brescia.
Prof. Giampiero Carosi, direttore dell’ istituto delle malattie infettive e tropicali, univ. Degli studi di Brescia.
Dott. Carmelo Scancella, direttore generale dell’ ASL di Brescia

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