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21 grammi: il peso dell'anima
Si dice che quando una persona muore il suo peso corporeo diminuisce di 21 grammi, il peso dell'anima. E' tutta qui la differenza tra la vita e la morte? Cosa significa morire? Perché tanta sofferenza fisica e psichica nella storia dell'uomo dall'inizio alla fine della sua esperienza terrena? Il Cantico delle Creature, oltre ad essere una tra le preghiere più belle, potrebbe rappresentare per l’ uomo moderno una guida sicura alla comprensione dei grandi enigmi ancora irrisolti che lo tormentano; come quelli della morte e della umana sofferenza. Il pensiero di San Francesco è cristallino come acqua alla fonte e non si presta a dubbie interpretazioni: “Laudato si, mi Signore, per quilli che perdonano per lo Tuo amore e sostengo infirmitate et tribulazione. Beati quilli che sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu omo vivente po skappare”.

Sofferenza e morte rappresentano per San Francesco momenti di vita terrena che diminuiscono la distanza tra cielo e terra, materia e spirito, uomo e Dio. Per secoli e nelle culture più diverse la morte è stata vissuta dignitosamente come parte integrante della vita, sia dal protagonista che dai suoi famigliari. Oggi non è più così. Da quando l’uomo ha iniziato a voler tener testa alla morte e a spogliarla dall’ intimo corredo di dignità e compassione umana che contribuiva al renderla amica oltre che sorella? In realtà da pochi decenni, da quando cioè la Scienza Medica ha iniziato ad arrogarsi il diritto di governare su di essa e di gestirne tempi e modalità di azione. Orrore della moderna medicina! Che ne ha generato altri perché, se è vero che il progresso medico ha migliorato la qualità della vita, è anche vero che ha reso possibile una morte peggiore di prima. Il fatto è che l’efficacia straordinaria delle più avanzate terapie, viene equivocata da molti, medici e pazienti, per onnipotenza, generando l’ idea che esista una cura per tutto e che oggi si può tenere lontana la morte il più a lungo possibile. E così, in un Italia dove la popolazione diventa sempre più vecchia e dove il 40% dei decessi avviene in ospedale, si assiste nelle corsie ad una sorta di accanimento terapeutico su persone anziane spesso incoscienti e piagate che però ricevono la loro fleboclisi quotidiana di antibiotici e vitamine, alle quali viene fatto, giorno sì giorno no, il prelievo del sangue per vedere come vanno i globuli bianchi e rossi, gli elettroliti, le albumine ed altro ancora. A chi giova questo squallido trionfo della medicina? Non di certo al malato ed al suo desiderio di pace dentro ed attorno a sé, né ai famigliari nei quali, “intanto che si fa qualcosa“, si continua ad alimentare una speranza che non ha ragione di essere e, ultimo, non giova all’ etica medica che ne esce avvilita e svuotata del suo vero valore. Basta dunque alla medicina trionfalistica, alla medicina che tutto può e che genera speranze infinite quanto disperate. Basta alla medicina che asserva l’ uomo ad una causa che non è umana perchè l’immortalità non è di questo mondo. E allora? Tante le domande in attesa di risposte: che cosa succede quando la medicina è messa in scacco da una malattia terminale o semplicemente dalla vecchiaia, vale a dire dal ciclo naturale della vita? Che rapporto si instaura tra medico e paziente, quando il crinale tra vita e morte si fa sempre più sottile? Come dialogare con chi sta per lasciarci? Come accompagnarlo senza ridurlo a oggetto di un inutile accanimento terapeutico? Come e quando passare dalla cura all’alleviamento? Come rendere più lieve e dignitoso il trapasso verso Sorella Morte?

A queste ed altre domande risponderanno gli ospiti presenti in studio:
Dott. Gianpaolo Balestrieri, responsabile dell’ U.O. di Medicina Generale del Presidio Ospedaliero di Manerbio, Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda;
Dott. Pierangelo Lora Aprile, medico di Medicina Generale, Responsabile Nazionale della S.I.M.G. ( società italiana di medici di medicina generale ) per le Cure Palliative e le Terapie del Dolore;
Dott. Ottavio Di Stefano, responsabile dell’ U.O. di Medicina Generale del Presidio Ospedaliero di Montichiari, Azienda Ospedaliera “ Spedali Civili “ di Brescia.

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