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Fiocchi rossi a Natale
Il primo dicembre, a New-York, in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS, quattro agenzie delle Nazioni Unite: l’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia), l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l’UNAIDS (Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS) e l’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), hanno presentato il terzo rapporto di aggiornamento su “Bambini e Aids“.

“Oggi nessun bambino dovrebbe morire per cause collegate all'AIDS“, ha affermato Margaret Chan, Direttore generale dell'OMS. «Sappiamo come prevenire queste tragiche morti, ma dobbiamo rafforzare i sistemi sanitari per assicurare che tutte le madri e tutti i bambini ricevano le cure quanto prima possibile».

Purtroppo esistono Paesi, come quelli dell'Africa Subsahariana, dove la povertà è diffusa e radicata ed è compagna indissolubile della mortalità infantile. In questa parte del continente africano, che pure conta soltanto un quarto delle nascite globali, si registrano quasi metà dei decessi infantili del mondo. A questo proposito Ann Veneman, Direttore generale dell'UNICEF, presentando il rapporto, sottolinea che: “l'integrazione a livello comunitario di servizi essenziali per madri, neonati e bambini piccoli, insieme a un miglioramento sostenibile dei servizi sanitari nazionali, può salvare la vita di molti dei 26.000 bambini sotto i 5 anni che muoiono ogni giorno» . Il rapporto parla, tra l’altro, dell'importanza della diffusione del test affinché i bambini possano essere sottoposti alle cure necessarie il prima possibile. Tuttavia, nel 2007 meno del 10% dei neonati, nati da madri affette da HIV, ha effettuato il test prima dei due mesi di vita.

«Senza cure appropriate metà dei bambini affetti da HIV morirà prima di aver compiuto i due anni di età» Ann Veneman ribadisce la tragica realtà dei fatti e aggiunge: «I neonati sieropositivi a cui viene diagnosticato tempestivamente il virus e che iniziano le cure entro la dodicesima settimana di vita hanno il 75% in più di possibilità di sopravvivenza».

Il fatto è che sono ancora troppo poche le donne incinte che sanno di avere l’HIV. Nel 2007 solo il 18% delle donne incinte nei Paesi a basso e medio reddito ha effettuato il test e solo il 12% di quelle che sono risultate positive ha effettuato ulteriori accertamenti per verificare a che stadio era l'infezione e che tipo di cure erano necessarie.

La prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell’HIV è una componente chiave nella lotta strategica contro l’AIDS «e non è solo un intervento efficace» precisa Peter Piot, Direttore generale di UNAIDS «ma un diritto umano; stiamo assistendo a progressi significativi in molti paesi, specialmente in alcune regioni dell'Africa, ma è necessario portare a regime l'accesso al test e alle cure necessarie per le donne incinte».

Ancora una volta dunque bisogna puntare sulla prevenzione, come afferma il Direttore generale dell'UNFPA Thoraya Ahmed Obaid : «In un mondo dove esiste l'HIV/AIDS, i giovani hanno bisogno di informazioni ed educazione complete e di accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva per proteggere il proprio diritto alla salute. Prevenire nuovi contagi tra le donne è la prima linea di difesa per prevenire il contagio tra i neonati. Coinvolgere i giovani negli interventi di contrasto all'HIV è il modo migliore per assicurare che questi programmi abbiano successo».

Di cure per l'AIDS pediatrico, di prevenzione della trasmissione da madre a figlio dell' HIV e la prevenzione di nuovi contagi tra i giovani e gli adolescenti in Italia e nel Mondo si parlerà in studio con i seguenti relatori:
Prof. Francesco Castelli, presidente della Medicus Mundi Italia, prof. straordinario della Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali dell’ Univ. degli Studi di Bs, direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell’ Univ. degli Studi di Bs
Prof. Alessandro Plebani, direttore della Clinica pediatrica dell’ Univ. Degli studi di Bs e direttore dell’ u.o. di Pediatria dell’ Azienda Ospedaliera, Spedali Civili di Bs
Sig.ra Luciana Patuelli Corain, presidente dell’ Associazione “ Essere Bambino“.

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