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L'ictus cerebrale
Con tutto quanto oggi la Scienza Medica promette in termini di "più salute per tutti", ci si aspetterebbe di vedere diminuire, di anno in anno, le percentuali che riguardano l’incidenza di alcune tra le più frequenti malattie tipiche della società moderna, come quelle cardio-cerebro-vascolari. E invece no. Le cifre anzichè diminuire, aumentano e, nero su bianco, ci dicono che queste malattie sono responsabili della morte di circa 15 milioni di persone ogni anno, in tutto il mondo ( pari al 30% di tutte le morti ). L’infarto è al primo posto, al secondo i tumori, al terzo l’ictus che invece è al primo posto come causa di invalidità permanente e, al secondo, come causa di demenza. I termini utilizzati per definire questa patologia rispecchiano la storia della medicina: si passa dal greco apoplessi, al latino ictus, all’inglese stroke, che significano tutti, allo stesso modo, "colpo". L'ictus cerebrale è definito come una sindrome caratterizzata da una improvvisa comparsa di deficit neurologici focali di durata superiore alle 24 ore ed è causato, nell’85% dei casi, da una riduzione del flusso sanguigno (ischemia) e nel restante 15%, dalla rottura di un vaso sanguigno (emorragia).

Ogni anno nel nostro Paese si calcola che si verifichino circa 200.000 nuovi casi di ictus (incidenza 2-3 paz/ anno per 1000 abitanti) e che le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono circa 900.000. Numeri che fanno riflettere sulle cause che determinano queste malattie. Tra i fattori di rischio riconosciuti (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, fumo, obesità, sedentarietà) quale è quello maggiormante responsabile della loro insorgenza? Verrebbe da rispondere subito: il colesterolo, quello cattivo. Non è così! Il pensiero scientifico moderno più avanza e più si pone in linea con il pensiero della relatività di Einstein. Proprio così: non esiste più un valore assoluto in grado di dettare legge sugli altri perchè tutto è interconnesso ed interdipendente, tutto è relativo. Il rischio dunque di sviluppare arteriosclerosi e le malattie ad esso strettamente correlate come lo stroke, non è legato solo ai livelli alti di colesterolo nel sangue. Oggi, la semplificazione etiopatogenetica dell’ arteriosclerosi, troppo spesso ridotta da alcuni alla semplice formula, burro o margarina, non è più valida. Questa nuova interpretazione delle cause responsabili dell’ arteriosclerosi deriva sia dall’ avanzamento della ricerca che dalla pratica clinica. Vengono infatti descritti decessi per infarto senza evidenti cause predisponenti mentre, al contrario, esistono testimonianze di pazienti che non si ammalano benchè portatori dei noti fattori di rischio.

Dunque: burro o margarina? La conoscenza del nostro patrimonio genetico oggi non permette più banali semplificazioni; però sappiamo anche che le abitudini di vita e l’ambiente stesso possono interagire con esso e favorire o meno la comparsa di determinate malattie. In attesa dunque di future scoperte scientifiche, conviene a noi tutti, per vivere a lungo e bene, adottare stili di vita corretti unitamente ad una corretta alimentazione (dieta mediterranea, olio extra-vergine d’oliva!) ed ad una regolare attività fisica.

Di ictus cerebrale, delle cure mediche sempre più all’avanguardia, dei miracolosi salvataggi che la neuroradiologia riesce oggi a compiere e del trattamento riabilitativo sempre più efficace, si parlerà in trasmissione con i seguenti relatori:
Dott. Andrea Malvicini, responsabile dell’ Unità Operativa "Recupero e Riabilitazione" Istituto Clinico "Città di Brescia";
Prof. Roberto Gasparotti, prof. associato di Neuroradiologia dell’Univ. degli Studi di Brescia, responsabile dell’ Unita’ Operativa di Neuroradiologia dell’Azienda Ospedaliera "Spedali Civili" di Brescia;
Prof. Biagio Troianiello, responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia e dell’Unità Cerebrovascolare dell’ Istituto Clinico S. Anna di Brescia;
Dott. Alessandro Filippi, medico di famiglia e responsabie dell’Area Cardiovascolare della S.I.M.G.

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