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Invecchiamento attivo e in salute

Ore 10:09 giovedì, 06 ottobre 2011
Invecchiamento attivo e in salute
Parlare oggi di un ruolo attivo degli anziani nella società diventa di fondamentale importanza  se si considera che l'invecchiamento della popolazione mondiale e il calo del tasso di natalità ( l' Italia è a crescita zero ), sono fonte di stress sui sistemi di welfare di molti Paesi, soprattutto di quelli a ricco e medio reddito. Nel 2008 le persone al mondo con più di 60 anni erano 766 milioni. Nel 2030 saranno un miliardo e quattrocento milioni. La Commissione Europea, prevede che entro il 2050 il tasso medio europeo di dipendenza degli anziani sarà attorno al 50%. Ciò significa che se oggi, in Europa, ci sono circa 4 persone in età attiva per ogni persona over 65, nel 2050 saranno solo due.

E in Italia come siamo messi? Da un recente rapporto realizzato dal Gruppo " The European House- Ambrosetti " e dalla " Fondazione Socialità e Ricerche " emerge che nel nostro Paese le persone over 65 sono circa 11 milioni; di queste il 30%, quindi 3 milioni, sono persone che potrebbero ancora lavorare e quindi continuare a creare ricchezza per se stessi e per la collettività, con chiare ricadute positive sul nostro welfare. Grande è il fermento creato dal processo di cambiamento demografico in atto in tutto il mondo e mentre un tempo le politiche per gli anziani erano focalizzate essenzialmente sui bisogni, oggi l' accento si pone sui diritti e sulle risorse dell' anziano e sulla loro concreta partecipazione alla vita comunitaria.
Il concetto dell' " Active Ageing " non è nuovo. Già nel 1999 l' O.M.S. aveva promosso l' "Anno Internazionale dell' Anziano" con programmi di sviluppo, dedicati alla massima realizzazione delle potenzialità mentali, fisiche, sociali ed economiche degli anziani.

L' Unione Europea ha approvato  il 2012  Anno Europeo dell' Invecchiamento Attivo e della Solidarietà fra le Generazioni.
L'invecchiamento attivo rappresenta il lato A della medaglia " Golden Ageing ". Esaminiamo ora il lato B, quello dell'invecchiamento in salute, tanto a cuore all' O.M.S. da dedicare all' "Healtly Ageing" la giornata mondiale del 7 aprile 2012.

Perché questo è il nocciolo del problema. L'allungamento della vita media porta con sè un inevitabile aumento di patologie croniche; tra queste, quelle cardio-circolatorie, l'ipertensione, i tumori, l' obesità, il diabete; con costi diretti ed indiretti elevati. In Italia si stima che la spesa sostenuta ogni anno in terapie e cure per le suddette malattie si aggiri attorno ai 40 miliardi di euro, negli USA ai 700 miliardi di dollari.
Per mettere insieme questi due grandi aspetti dell' invecchiamento, bisogna attuare politiche di integrazione lavorativa e di inclusione socio-culturale degli anziani da una parte e politiche sanitarie sulla longevità e qualità della vita in salute dall' altra. A tale proposito la Commissione Europea ha reso questi temi una priorità per tutti gli Stati membri al fine di incoraggiarli verso soluzioni innovative per sviluppare una Medicina la più personalizzata possibile e servizi socio-sanitari di alta qualità, migliorando al contempo i sistemi sanitari e di cura. Sergio Pecorelli, rappresentante italiano dell' " High Level Steering Group on Active and Healthy Ageing " ( Gruppo Direttivo di Alto Livello per  l' Invecchiamento Attivo e in Salute) della Commissione Europea, sostiene la necessità di visioni politiche a lungo termine- 20, 30 anni- " ben oltre singoli mandati politici, perché l' emergenza obesità e le malattie che ne conseguono, devono insegnare ad attuare misure di prevenzione già prima della nascita di un individuo ". L'obiettivo finale che il Gruppo Europeo si prefigge di raggiungere entro il 2020 è quello di aumentare la durata della vita senza disabilità di almeno due anni. La medicina dunque elabora nuove strategie per risolvere il problema di una popolazione che vive sempre più a lungo ma con qualità di vita scadente. Tra le importanti misure da intraprendere c'è quella volta a migliorare la qualità dell'alimentazione. E' scientificamente provato che una corretta alimentazione determina un allungamento significativo della vita in salute. La restrizione calorica poi si pensa che possa essere la vera soluzione ai seri problemi di salute delle persone in soprappeso o francamente obese. A titolo esemplificativo, una riduzione media del peso corporeo intorno al 7%  è in grado di incidere significativamente sul rischio cardio-metabolico e tumorale e di ridurre la possibilità di contrarre il diabete tipo 2. Accanto alla dieta mediterranea di provata bontà e collaudata efficacia, che si caratterizza per un consumo ridotto di carne e un'elevata diversificazione di alimenti ( cereali, frutta, verdura etc...), si va diffondendo tra la gente anche la dieta vegetariana i cui benefici effetti sono stati recentemente descritti e narrati in un libro " Verso la Scelta Vegetariana. Il tumore si previene anche a tavola " ( Giunti Editore), scritto a quattro mani dal prof. Umberto Veronesi, oncologo, e da  Mario Pappagallo, giornalista scientifico. Gli Autori indicano nel vegetarianesimo una via, quasi una filosofia di vita, come lo stesso Veronesi sostiene, da prendere in seria considerazione e per varie ragioni: per cambiare la qualità della propria vita, per evitare sofferenze a molti animali, per difendere il pianeta Terra.

La società tutta è chiamata ad agire in modo compatto e univoco sul fronte dell'invecchiamento della popolazione alla quale garantire non solo più anni alla vita, ma più vita agli anni. Per un futuro sostenibile per tutti.

Dei differenti aspetti dell' invecchiamento attivo e in salute si parlerà nella prima puntata di Panacea Edizione 2011-2012 con i seguenti relatori:

Prof. Sergio Pecorelli
Magnifico Rettore dell' Univ. degli Studi di Bs
Presidente dell' AIFA ( Agenzia Italiana del Farmaco )
Rappresentante presso l'Unione Europea, del Governo italiano per  "l' High Level Steering Group on Active and Healthy Ageing"
Prof. Enrico Agabiti Rosei
Direttore del Dipartimento di Medicina, Azienda Ospedaliera " Spedali Civili"  di Bs, e della  Clinica Medica dell'Univ. degli Studi di Bs.
Dott. Mario Pappagallo
Giornalista scientifico del Corriere della Sera



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