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Radio Classica Bresciana

Tutti x Uno

Ore 10:44 lunedì, 07 maggio 2012
Tutti x Uno
Si può fare di più. Si deve fare di più per garantire che le differenti attività sportive, praticate a tutti i livelli, si svolgano all' insegna della sicurezza. Per tutti. Per chi assiste dalle gradinate al derby del cuore e per chi a volte, per quel derby, dà la sua stessa vita.
E' storia recente e le immagini sono ancora davanti ai nostri occhi: quelle della morte in diretta del giovane calciatore Piermario Morosini. Dolore. Tanto dolore ma anche rabbia e incredulità.

E' possibile, ci si domanda dopo l'ennesima morte sul campo, che questo accada  in un periodo in cui la medicina vanta al suo attivo, nel campo della prevenzione e della diagnostica, gli apparecchi tecnologici più sofisticati presenti sul mercato? Perché le cause alla base di morti così improvvise e assurde non vengono diagnosticate e trattate in tempo utile ? E perché sui campi non si è preparati ad affrontare in maniera pronta, adeguata ed efficace l'urgenza estrema come quella di un arresto cardiaco? Il dramma di Morosini ha riacceso, com'era prevedibile, la vexata quaestio della disponibilità in campo del defibrillatore e della persona opportunamente istruita, in grado di intervenire tempestivamente quando occorre. Secondo il presidente della Federazione medico sportiva Maurizio Casasco il defibrillatore non è la vera né l' unica soluzione del problema che andrebbe esaminato e risolto a monte. E Casasco annuncia una svolta decisiva nell' emergenza sui campi sportivi " Abbiamo elaborato e brevettato da un anno un pronto soccorso sportivo per la gestione dell' emergenza e siamo pronti a metterlo in pratica. Si tratta di una specializzazione ulteriore che serve per la gestione dell' emergenza. E' una attività a 360 gradi che comprende la parte cardiologica, ma non solo quella. Sono coinvolti tutti gli apparati di intervento durante la gestione di una gara sportiva....non è importante solo un mezzo dei vigili del fuoco di intralcio all' ambulanza. Devo sapere se, quanti e dove piazzare i defibrillatori, in campo e negli spogliatoi".

Una nota positiva viene dallo stesso Casasco che ricorda che l' Italia, grazie ad una legge di Stato, unica al mondo e al CONI, è all' avanguardia e che  "il nostro sistema, di eccellenza assoluta nella prevenzione, è diventato un riferimento internazionale ".
Il messaggio esplicito è " abbiate fiducia nel nostro sistema ", quello implicito è " continuate a praticare attività sportiva ".
Prendiamo per buoni e l'uno e l'altro messaggio perché se è vero che la storia dello sport, soprattutto di quello agonistico, è ancora oggi  segnata dalla scomparsa improvvisa e prematura di giovani sportivi è anche vero che l' astenersi da qualsiasi attività fisica porta nel tempo a sviluppare una serie di patologie croniche (obesità, ictus, infarto, diabete, ipertensione...) responsabili a loro volta di disabilità, sofferenze e morte per milioni di persone al mondo. E in Italia come siamo messi? Non bene, come si evince dagli ultimi dati Istat: nel 2011 gli italiani sono stati gli ultimi in Europa (27° posto) per l' attività fisica svolta; peggio dei greci (26° posto) e dei rumeni (25° posto). Classifica che vede ai primi tre posti Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, al 10° la Francia, all'11° la Germania, al 12° la Gran Bretagna e al 13° la Spagna.
 Nel complesso il 21,9% degli italiani si dichiara "sportivo", il 37,9 "attivo", il 40,2 sedentario. I dati spazzano via la mite ripresa registrata dal Coni nel 2010 e preoccupano perché riguardano da vicino anche i giovani. Secondo l'Istat, infatti, nel decennio 2001-2011 si segnala un arretramento sportivo tra i bambini tra i 6 e i 10 anni, una crescita della percentuale di sedentarietà (+3,4%) nella fascia tra gli 11 e i 14 e di 2,4 in quella 15-17.


Si tratta di dati che fanno pensare ma che, soprattutto, devono portare ad un' azione compatta e sinergica delle famiglie e delle scuole nel promuovere una politica di educazione mentale, prima ancora che fisica, allo sport. I ragazzi devono amare lo sport scelto, i loro amici, i loro istruttori, devono sentire che appartengono ad una squadra che, anche se non vincente, li fa sentire partecipi di un gruppo in cui ciascuno dà il meglio di sè all' insegna del motto sempre vero, sempre attuale: " Tutti per uno, uno per tutti ".
Di questi argomenti si parlerà a Panacea con:

Dott. Graziella Bragaglio
Presidente della Centrale del Latte Basket Brescia Leonessa

Dott. Marco Moretti
Specialista in Medicina dello Sport

Dott.ssa Chiara D' Adda
Medico Nutrizionista

Dott. Andrea Bariselli
Psicologo clinico e psicoterapeuta




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