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Il Fegato tra mito e realtà

Ore 11:54 venerdì, 18 maggio 2012
Il Fegato tra mito e realtà

Ancora oggi di una persona coraggiosa si usa dire che ha fegato; questo perché per secoli il fegato ha rappresentato la sede della forza, della caparbietà e delle passioni, dell'ira e dell'amore sensuale.

Dante ne rende testimonianza nella Vita Nuova quando, descrivendo il suo primo incontro con Beatrice, parla della tempesta psicosomatica scatenata in lui da quella visione.

Il sommo poeta àncora l'analisi dei suoi malesseri allo schema dell'organismo umano secondo il grande medico greco Claudio Galeno ( II°secolo D.C.), da questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito ne la sua operazione, però che l' anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima... Era la primavera del 1274 quando Il fegato di Dante veniva colpito dagli strali partiti dalla inconsapevole Beatrice e lui in poco tempo era diventato così fragile e debole che, a molti amici pesava de la mia vista. Secondo Galeno il fegato rappresentava il centro dello spirito naturale, della vita vegetativa, della nutrizione, della ematopoiesi e al tempo stesso l'organo centrale dal quale si diramavano le vene per raggiungere tutte le parti dell'organismo e assicurare a ciascuna di queste l'apporto sanguigno. Lo schema Galenico venne stravolto nel seicento dal medico inglese William Harvey  con le sue scoperte sulla circolazione del sangue e sul cuore come muscolo con funzione di pompa meccanica. E il fegato? Il fegato è rimasto sempre lì, nell' ipocondrio destro, e ha continuato a svolgere il suo lavoro che nel tempo è stato sempre più analizzato, compreso e apprezzato dagli studiosi. Oggi si sa che il fegato è un vero e proprio laboratorio chimico, sede di incessanti trasformazioni e con un ruolo metabolico fondamentale per il corretto funzionamento di tutto l' organismo. Proprio in virtù di questa sua centralità, quando il fegato si ammala, è tutto il corpo che si ammala.
Così avviene nelle Epatiti, caratterizzate dall'infiammazione acuta e cronica dell' organo. Le Epatiti possono essere di origine virale ( A,B,C,D,E ), tossica e da farmaco, alcolica, batterica o parassitaria. Le epatiti virali, causate dall'infezione di uno dei 5 differenti tipi di virus, sono quelle che oggi preoccupano maggiormente gli esperti e alcune di queste rappresentano una sfida ancora aperta per la scienza sia nella diagnosi che nella terapia.
Le vie di trasmissione dell'epatite virale sono diverse, a seconda del microrganismo che la provoca. Il virus dell'epatite A si trasmette attraverso cibi e acqua contaminati e contatti interpersonali, la sua diffusione è quindi legata alle condizioni igieniche generali. Il virus dell'epatite B si contrae solo per contatto con sangue o fluidi corporei infetti (trasfusioni, uso di siringhe non sterili, rapporti sessuali non protetti, trasmissione verticale dalla madre al bambino al momento del parto. Anche il virus dell'epatite C si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto, ma il contagio attraverso i rapporti sessuali è più raro. Le forme da virus D (a trasmissione parenterale, come la B) e da virus E (a trasmissione oro-fecale, come la A) sono di minor riscontro.

Secondo stime dell' OMS i portatori del virus dell' epatite B nel mondo sono circa 350-400 milioni. L'epatite B è la seconda causa, dopo il fumo, di mortalità per cancro ( circa 320.000nuovi casi l' anno). Sono invece circa 200 milioni le persone con epatite C cronica. L'Italia vanta in Europa, per quanto riguarda quest'ultima, il triste primato con un milione e mezzo di  persone colpite, mille nuovi casi e 20mila decessi ogni anno.
L'epatite, se non opportunamente curata, può cronicizzare nel tempo ed evolvere in cirrosi e in epatocarcinoma. Bisogna dunque giocare d'anticipo e prevenirla con i vaccini oggi a disposizione: il vaccino anti-epatite A (non obbligatorio) e quello anti-epatite B, obbligatorio dal 27 maggio 1991- Legge n°165- per tutti i nuovi nati nel 1° anno di vita e tutti gli adolescenti nel corso del 12° anno di vita (limitatamente ai 12 anni successivi all'entrata in vigore della legge). Per contrastare l'avanzata dell'epatite C al momento non esistono vaccini e i farmaci usati sino ad oggi determinano solo un rallentamento della patologia o una risoluzione di sintomi. Buone speranze vengono da una nuova classe di farmaci, inibitori delle proteasi, che agiscono direttamente sul virus Hcv, inattivandolo. Questi nuovi farmaci (Telaprevir / Boceprevir)  attesi a breve anche nelle nostre farmacie, aggiunti alle cure standard con interferone e ribavirina, si prevede che possano raddoppiare e addirittura triplicare la percentuale di guarigione dei pazienti.
Vaccini e nuovi farmaci a parte, il metodo migliore e anche il più economico per cercare di combattere le epatiti si basa su una corretta informazione con campagne sociali nelle scuole e fra i giovani che istruiscano sulle politiche igieniche e sessuali, sull' uso corretto del materiale sanitario, nonché iniziative volte a contenere l' uso di droghe.

Chi non ricorda la mitica storia di Prometeo che rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini? Un atto di coraggio, di chi ha fegato, per il quale però il Titano fu punito da Zeus che lo condannò per l'eternità ad essere incatenato ad una roccia sulle montagne del Caucaso e dispose che ogni giorno un'aquila gigante gli divorasse il fegato. Ogni notte però il suo fegato ricresceva, così che l'aquila potesse tornare a divorarlo il giorno seguente. Nel mito è presente un fondo di verità: il fegato è il solo organo del corpo umano capace di una rigenerazione quasi totale. Un organo prezioso, del quale prendersi cura. Sempre!

Ospiti in studio:

Prof. Francesco Castelli
Prof. Ordinario della Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali Univ. Degli Studi di Brescia, Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, Presidente Della Medicus Mundi Italia

Prof. Gaetano Ideo
Libero Docente in Patologia Speciale Medica e Metodologia Clinica all'Università di Milano. Già Direttore della divisione di Medicina negli Ospedali  S.Anna di Como e Niguarda Ca' Granda di Milano, Presidente del comitato scientifico della Fondazione Amici dell'Epatologia (FADE )

Dr. Roberto Colombo
Direttore sanitario del Centro Analisi Fleming di Brescia,




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