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Vecchie e Nuove Dipendenze

Ore 19:51 sabato, 23 marzo 2013
Vecchie e Nuove Dipendenze
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive il concetto di dipendenza patologica o di sindrome della dipendenza come "quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivante dall'interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comprendono sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione"(ct. A. Pigatto 2003).

Droghe e cervello. Un binomio storicamente inscindibile, come dire: chiave e serratura. Argomento difficile, carico di emozioni e di paure eppure affascinante e non da oggi. Forse non tutti sanno che la cocaina in Europa fu, per così dire, introdotta da Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, che nel suo libro "Uber Coca" la consiglia come una vera panacea, a rimedio di molti mali: dal mal di stomaco alla depressione, dalla cura per la svogliatezza a quella per il morfinismo. Prima di lui, bisogna dirlo, in Italia già nel 1859 un noto fisiologo, Paolo Mantegazza, in una sua pubblicazione "Sulle virtù igieniche e medicinali della Coca" parlava della Coca come efficace rimedio a disturbi nervosi e sessuali. Alla fine dell' 800 le bevande e gli elisir a base di coca si moltiplicano, raccomandati da molti medici come tonici e stimolanti.

Da allora ad oggi fiumi di cocaina e di altre droghe naturali e sintetiche hanno invaso il mercato e il cervello dei nostri giovani portandone molti a morte. Eppure la droga, le droghe di tutti i tipi, anche le più pericolose, girano pericolosamente libere tra i nostri giovani. E non solo.

Perché l'Occidente è così penetrabile dalla polvere bianca e perché quest'ultima va così d'accordo con l'attuale società? A rispondere a questa ed alle altre domande è la dott.ssa Mariagrazia Fasoli, neurofarmacologa, psicoterapeuta, direttore del Dipartimento Dipendenze dell' A.S.L. di Brescia.

"Perché la coca è perfettamente coerente con quello che è il clima competitivo, aggressivo e quasi di guerra che regna nelle aziende, negli uffici, dove ognuno è contro ogni altro: esaspera fino in fondo le situazioni e sul piano edonico è molto efficiente nel procurare piacere. Se uniamo a tutto questo il basso costo e il fatto che è di moda… che volete di più?". Nella sua esperienza il tossicodipendente di oggi com'è?

"Oggi non c'è più un tossicomane tipo: si tratta di persone di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, provenienti da tutti i tipi di cultura. Questa è forse la più importante novità rispetto ad alcuni anni fa, ovvero il fenomeno si è banalizzato per cui non c'è più una specifica "cultura della droga", come non c'è una specifica cultura delle bevande alcoliche. L'unico fatto rimasto immutato è che si tratta di un problema prevalentemente maschile e che forse questo aspetto dovrebbe essere studiato maggiormente". Quali i fattori di rischio chiamati in causa nel favorire l'uso di sostanze? Come individuarli?

"I fattori di rischio per le tossicomanie sono stati abbastanza studiati, in genere si tratta di tutte quelle condizioni che favoriscono uno stato di stress cronico. Il motivo è abbastanza intuitivo: una persona che, assumendo una sostanza quando ha motivo di star male, poi si sente meglio, ha una tendenza maggiore a ripetere questa esperienza. Un fattore di rischio molto evidente, quando si conducono studi specifici su questa popolazione, è quello di aver subito maltrattamenti in età infantile oppure di aver avuto dei forti stress infantili, come la perdita di un genitore. In particolare si è osservata una relazione tra la perdita del padre e lo sviluppo di problemi di dipendenza, specialmente per i maschi. Un altro fattore che è piuttosto sottovalutato ma ben conosciuto, ad esempio dagli alcolisti anonimi, è la timidezza. Per un ragazzo timido ci sono molti problemi che a noi adulti sembrano irrilevanti, ma la difficoltà a entrare in contatto con l'altro sesso o la difficoltà a parlare in pubblico quando gli altri coetanei lo fanno, vengono vissute come un qualcosa di molto grave per un ragazzino e certamente queste sostanze, in questo senso, possono aiutare".

Esistono fattori di protezione? Situazioni che possono proteggere i nostri ragazzi dall'uso di sostanze?
"Esistono meno studi in tal senso, ma qualche riflessione la possiamo fare: per esempio abbiamo cominciato a studiare in persone già in trattamento che cosa favorisce il successo delle terapie e abbiamo visto che il capitale sociale, cioè l'insieme delle relazioni che una persona ha, è un fattore protettivo molto positivo e probabilmente questo vale anche come fattore di prevenzione primaria. Non abbiamo degli studi controllati, però gli elementi a nostra disposizione ci fanno pensare che il fatto di avere più relazioni e più ruoli, come li ha la donna, protegga dalle diverse forme di dipendenza, con e senza sostanza".

Sin qui il concetto di dipendenza nel senso più stretto del termine, si riferisce unicamente all'uso e abuso di sostanze psicoattive. Tuttavia oggi, i confini della dipendenza si sono ampliati ed abbracciano anche quelle che vengono definite "dipendenze comportamentali" perchè si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti; tra esse le più note e maggiormente indagate sono il Gioco d'Azzardo Patologico (GAP), lo Shopping Compulsivo, le Dipendenze da Tecnologia, la Dipendenza da Lavoro e da Studio, le Dipendenze Relazionali e alcuni Disturbi Alimentari (Marganon e Aguaglia, 2003). Le persone affette da queste forme di dipendenza manifestano un'incontrollata necessità di dover compiere una specifica attività (come ad es. scommettere o navigare in rete), per trovare immediata soddisfazione ad un bisogno, che talvolta assume l'accezione di una necessità quasi fisiologica di mettere in atto il comportamento come per il tossicodipendente lo è assumere la sostanza.

Di vecchie e nuove dipendenze, di come contrastarle, di come prevenirle si parlerà a Panacea in un' intervista alla dott.ssa Mariagrazia Fasoli
Farmacologa, Psicoterapeuta, Direttore Dipartimento del Dipartimento dell' ASL di Brescia
Durante la trasmissione verrà riproposta parte di una intervista fatta al prof. Gian Luigi Gessa, neurofarmacologo e fondatore della Società Italiana delle Tossicodipendenze (S.I.T.D.). In studio sarà presente anche la sig.ra Teresita Frerotti, responsabile della Sezione bresciana della Fondazione I.D.E.A. (Istituto per la Ricerca della Depressione e dell' Ansia) che presenterà una iniziativa che, per il terzo anno consecutivo, coinvolgerà le scuole secondarie di primo grado. L'evento si svolgerà giovedì 11 Aprile presso il Centro sportivo San Filippo di Brescia alla presenza di personalità del mondo della scienza e dello spettacolo. L'opuscolo " Droga, un cattivo affare: vi spieghiamo il perché " curato dal prof. Matteo Pacini, psichiatra dell'Univ. di Pisa, sarà consegnato ai ragazzi presenti e alle scuole.



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