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Effetto Nicholas, Chi Ama Dona

Ore 23:41 venerdì, 10 maggio 2013
Effetto Nicholas, Chi Ama Dona
Chi non ricorda la storia di Nicholas Green il bambino americano di 7 anni che, nel settembre del 1994, in vacanza con i genitori nel nostro paese, vi trovò una morte assurda sull' autostrada Salerno-Reggio Calabria? Una morte non dovuta alla guida in stato d' ebrezza del sig. Green, nè alla eccessiva velocità o all' asfalto scivoloso o a un colpo di sonno. Niente di tutto ciò. Nicholas perse la vita in un attentato perché l'automobile su cui viaggiava con mamma e papà era stata scambiata da alcuni rapinatori per quella di un gioielliere e il tentativo di furto si era trasformato drammaticamente in omicidio. Ricoverato al centro neurochirurgico del Policlinico di Messina, Nicholas morì qualche giorno dopo. Alla sua morte, i genitori autorizzarono l'espianto e la donazione degli organi che salvarono la vita a quattro adolescenti e a un adulto e diedero la vista ad altre due persone. L'evento fece molto scalpore e per varie ragioni; la prima fu per la tragica fatalità in cui avvenne l'assassinio di un innocente, la seconda fu per la prontezza con la quale la mamma e il papà di Nicholas decisero di trasformare un' esperienza così brutalmente negativa e devastante in un atto d' amore rivolto ad altri bambini italiani che avrebbero potuto tornare a vivere grazie a Nicholas, la terza fu per l' immediato ritorno che questo gesto così generoso, dignitoso e coraggioso ebbe sull' opinione pubblica riguardo la donazione d' organi e tessuti, pratica che negli anni '90 non era così comune in Italia. La storia di Nicholas di fatto contribuì a far aumentare gli episodi di donazione d'organi in tutto il Paese, come lo stesso sig. Reginal Green ama ricordare dalle pagine web della " The Nicholas Green Foundation ": l'Italia era il Paese con la più bassa percentuale di donatori nell'Europa occidentale prima che nostro figlio venisse ucciso. In seguito, le donazione si sono più che triplicate, raggiungendo un livello più elevato che qualsiasi altro Paese. Un aumento del genere deve avere cause molteplici e sono consapevole che ci sia stato un esercito di persone che lavorano per la stesso obiettivo, compresi i volontari dell'Aido (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule) e gli operatori sanitari di tutta Italia. Ma sembra chiaro che la storia di un piccolo ragazzo ha cambiato il pensiero di un'intera nazione. Credo che nessun altro Paese al mondo avrebbe dimostrato una tale generosa risposta.

Si è tornato a parlare recentemente della storia di Nicholas per via di una lettera ricevuta dal sig. Green e da lui stesso segnalato alla rivista America Oggi. E' Andrea De Vita, un giovane papà napoletano che scrive, raccontando del suo bambino, nato con una grave malformazione cardiaca, al quale ha imposto il nome di Nicholas: " Nelle nostre preghiere chiediamo al vostro Nicholas di stare vicino al nostro bambino e di aiutarlo ad uscire quanto prima da quella stanza di ospedale. In realtà quando avevo fatto il proposito di chiamare Nicolas mio figlio, avevo deciso che vi avrei scritto per farvelo sapere e per dimostrarvi, per quanto poco poteva valere, riconoscenza e gratitudine di fronte al vostro gesto di immenso amore. Con questa lettera, mantengo fede a quel proposito di tanto tempo fa, ma chiedo anche una preghiera da parte vostra a Nicholas di proteggere ed aiutare il suo ‘cugino' napoletano Nicolas. Immensamente grati ed orgogliosi di essere genitori di un altro piccolo Nicolas".

Grazie ad Andrea De Vita per questa scelta che accomuna e sublima due grandi sofferenze in nome dell' amore per il prossimo e per la vita vissuta come un prezioso dono da non " disperdere " inutilmente.

Val qui la pena ricordare che, grazie alla donazione d'organi, in tutto il mondo negli ultimi 50 anni sono stati eseguiti circa 550.000 trapianti di rene, 120.000 trapianti di fegato, 70.000 di cuore e decine di migliaia fra trapianti di polmone, di pancreas e di rene e pancreas insieme. Organi donati a persone che altrimenti sarebbero morte o sopravvissute malamente in dialisi (cui sottoporsi 4 ore al giorno x 3 giorni alla settimana x 4 settimane al mese x 12 mesi all'anno!).

Nel nostro Paese, le persone in lista d'attesa per ricevere un trapianto d'organo sono circa 9.000. Di questi, ne arrivano al trapianto poco meno di 3.000. Gli altri rimangono in attesa e così, aspettando, circa 3 persone al giorno muoiono e gli altri continuano a sperare nell' organo miracoloso per tornare a vivere di nuovo. Perchè è proprio così: chi ha la fortuna o la buona sorte di ricevere l'organo al momento giusto, torna a vivere. I trapiantati lavorano, viaggiano, fanno sport. I soggetti in età fertile possono avere figli, le giovani donne trapiantate possono portare a termine una gravidanza. E' la vita che continua e, con le attuali terapie antirigetto e quelle miranti ad indurre tolleranza nell'organismo ricevente, ci sono buone speranze che un trapianto possa durare per sempre.

"Può apparire ambizioso" scrive Reg Green sul libro "Il Dono di Nicholas ( titolo originario dell' opera The Nicholas Effect )" ma mi viene in mente la scena del film di Jimmy Stewart, La Vita è una cosa meravigliosa, in cui, dopo aver tentato il suicidio, a George Bailey viene mostrato come sarebbe stata la vita se lui non fosse mai nato: la sua città natale corrotta e nella morsa della miseria, persone decedute che invece avrebbero potuto vivere, sua moglie non sposata. A volte penso ai trapianti di organo in questi termini-non solo vite salvate, ma vite che altrimenti non ci sarebbero mai state, matrimoni che non avrebbero avuto luogo, ogni sorta di conseguenze che si ripercuoterebbero per le generazioni a venire. Tutto da una semplice decisione." Ecco dunque che la cultura della donazione diventa fondamentale in un Paese civile.

Della donazione di organi e tessuti e delle problematiche ad essa strettamente correlate, parleranno in studio i seguenti relatori:

Dott. Ottorino Barozzi, Coordinatore dei Prelievi dell' Area Bresciana- Azienda Ospedaliera- "Spedali Civili" di Brescia. Prof. Stefano Maria Giulini, Direttore della Clinica Chirurgica ed U.O. 3° Chirurgia Generale, Azienda Ospedaliera- "Spedali Civili" di Brescia.

Dott.ssa Nicoletta Cerri
Dirigente medico Servizio di Medicina Legale, Azienda Ospedaliera- "Spedali Civili" di Brescia.

Prof. Francesco Semeraro
Direttore della Cattedra di Clinica Oculistica e della U.O. di Oculistica, Azienda Ospedaliera- "Spedali Civili" di Brescia.

Dott. Nicola Bossini
Dirigente medico primo livello U.O. di Nefrologia,Azienda Ospedaliera- "Spedali Civili" di Brescia.

Prof. Stefano Maria Giulini
Direttore della Clinica Chirurgica ed U.O. 3° Chirurgia Generale, Azienda Ospedaliera - "Spedali Civili" di Brescia.



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