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Effetto Mozart
Si è tenuto dal 28 al 30 Agosto a Salisburgo, patria di Mozart e città musicale per eccellenza, il primo congresso mondiale di NeuroMusicologia Clinica presso la Christian-Doppler Klinic sotto la presidenza di G. Ladurner e di M.H. Thaut e Klaus von Wild, rispettivamente presidente e presidente fondatore della C.N.M. ( Society for Clinical  NeuroMusicology); presenti, numerosi scienziati e ricercatori provenienti da tutto il mondo. La Societa Internazionale di NeuroMusicologia Clinica ( CNM ) è stata fondata nel 2008 a Dusserdolf in occasione del Congresso dell’ “ Academia Multidisciplinaria di Neurotraumatologia “. A quel Convegno erano presenti medici, psicologi, neurochirurghi e musicisti.

La Società è nata alla fine di una giornata di intensi lavori congressuali nella quale era stato ribadito all’ unanimità il potere “ terapeutico “ della Musica nel processo di cura e guarigione delle persone affette da malattie neurologiche. Tanti gli argomenti affrontati al congresso internazionale di Salisburgo: dall’ uso di strumenti musicali per aumentare la funzionalità motoria degli arti in pazienti con esiti da stroke, all’ interazione tra musica e mente nella neuro-riabilitazione e all’ impatto che la musica ha nel recupero della stessa intelligenza e nell’ integrazione sociale. Sono stati proiettati alcuni video che hanno dimostrato come, in tempi relativamente brevi, una terapia musicale bene applicata, con l’aiuto anche di opportuni medicamenti, con l’insistenza amorosa dei terapisti, abbia cambiato il destino di malati sprofondati in un sonno comatoso, completamente isolati dal mondo, portandoli di nuovo ad aprire gli occhi, a muovere le labbra, ad emettere suoni, dapprima indistinti ed apparentemente senza senso, poi a formulare parole sempre più chiare e sensate, partecipando alla fine a discorsi con i terapisti ed i famigliari. Ma si sono visti anche pazienti affetti da stato vegetativo persistente e curati con ipotermia che rispondevano alla musicoterapia, saltellando e alla fine ballando. Come è possibile che la Musica abbia questi poteri? Pensiamo dapprima a cos’è l’udito ed al suono. Questo è costituito da una serie di onde acustiche trasmesse nell’aria che giungono al padiglione auricolare, entrano in esso, stimolano le cellule preposte dell’orecchio interno le quali trasmettono al cervello gli impulsi uditivi che vengono portati alle corrispondenti aree, recepite, codificate, memorizzate e poi apprezzate dalla mente. Questo dà alla musica un profondo significato emozionale che influenza il comportamento individuale e sociale attraverso diversi contesti culturali. Profondi studi di neuro-psicologia sono stati fatti e sono ancora in corso per spiegare come la musica possa entrare in un cervello “ malato “ e rimetterlo in qualche modo “in sesto” attraverso il riconoscimento non tanto di singole note quanto del ritmo e della melodia da esse formate.

Il cervello di una persona in coma non comunica più col mondo esterno. Ma non per questo è escluso dalla funzione passiva dell’ascoltare. Se le lesioni cerebrali non sono tali da impedirgli questa funzione passiva, la musica che entra nel cervello attraverso l’apparato uditivo può provocare l’attivazione lenta ma progressiva di tutte le funzioni che la musica coinvolge, a cominciare dall’attenzione, per poi incorporarsi nell’organismo con un coinvolgimento viscerale, l’embodyment degli anglosassoni. Le note di musiche e le parole di canzoni conosciute e amate dai pazienti fanno risalire dalle profondità delle varie memorie sentimenti e conoscenze assopite che possono dare origine ad una catena di collegamenti mentali che, poco alla volta, rimettono in contatto il paziente con il mondo e con la vita. Sarà cura del musico-terapeuta di indagare tra i parenti e gli amici per conoscere il genere di musica preferito dal paziente prima del trauma e per poterlo impiegare poi nella terapia ( musica sinfonica, melodica, operistica, jazzistica, western, pop, folk, soul, etc). Il risultato è meraviglioso. Tentiamo una spiegazione: le onde sonore raggiungono dunque le cellule cerebrali e le loro molecole le quali, in seguito al trauma, sono state “disorientate”.


Probabilmente la musica, attraverso mediatori chimici, provoca un nuovo orientamento delle molecole che trasmettono le une alle altre il messaggio musicale  orientandosi nuovamente in senso normale. La ripetizione del messaggio musicale provoca una “long term potentiation” delle giunzioni sinaptiche che serve poi anche per la trasmissione delle parole, delle idee, della memoria procedurale e dei comandi volontari del movimento. Il coinvolgimento massiccio e nello stesso tempo differenziato e selettivo di tutto il cervello determina alla fine una stimolazione multisensoriale, relazionale , emozionale e cognitiva che si è dimostrata utile non solo nel coma traumatico ma anche nel trattamento delle afasie, dell’autismo e delle malattie neuro-degenerative ( Parkinson, Alzheimer, demenze). Particolarmente decisivo alla nascita di questa nuova Società è stato l’apporto degli scienziati e musicisti giapponesi, molto impegnati nella cura di tutte le malattie del cervello. Tra questi il dott. Ryo Noda, professore della “ Osaka University of Arts, Art and Primary Education Department: “ Se per risolvere le malattie dei vari organi del nostro corpo, c’è bisogno dei farmaci, per quelle della mente, c’è bisogno della musica. La musica da me utilizzata varia da paziente a paziente, da malattia a malattia, comunque è una musica sempre molto intensa, forte, una sorta di Guerra e Pace con la quale cerco di ricreare il contatto che da sempre esiste tra l’ uomo e la musica.

Il grembo materno è la prima, grande orchestra dove non esiste un solo attimo di silenzio e dove la musica è il pulsare stesso della vita “.“ “Effetto Mozart” è un termine coniato nel 1991 dal musicologo Alfred Tomatis ad indicare l’ effetto positivo della musica del grande compositore sia nelle sperimentazioni sui rapporti musica-cervello sia nella musicoterapia con ottimi risultati nello sviluppo delle capacità cognitive di chi ascolta. “ The Mozart effect” è anche il titolo di un volume di Don Campbell del 1997 nel quale l’ autore consiglia ai genitori di far ascoltare Mozart ai bambini per accrescere il loro Q.I. La sonata in do maggiore per 2 pianoforti (k 448) allegro con spirito, pare sia la composizione  che dia i migliori risultati in tal senso.

Della valenza della musicoterapia come “ strumento “ per la cura di differenti patologie cerebrali e non solo, si parlerà a Panacea con i seguenti relatori:

Prof. Klaus von Wild, professore di Neurochirurgia e Neuroriabilitazione  della Facoltà di Medicina dell’ Università di Münster, Germania

Prof. Giorgio Brunelli, studioso in Neuroscienze, Presidente dell’E.S.C.R.I.( Istituto Europeo per la Ricerca sulle Lesioni del Midollo Spinale)

Dott. Mario Pappagallo, Giornalista medico-scientifico del Corriere della Sera





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